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Macchinette mangiasoldi e “mangia futuro”

 

Pavia si è mossa per prima: ed ha i suoi motivi, visto che in Italia ha il primato poco invidiabile delle slotmachine, una macchinetta ogni 136 abitanti. Ora però la campagna contro questa forma di gioco d’azzardo che rovina le famiglie, toglie soldi e futuro a tante persone, non può che allargarsi a livello nazionale, a tutte le grandi e piccole città. E “Liberainformazione” ,farà propria questa campagna contro quelle macchinette e chi ci sta dietro

 

: spesso, troppo spesso ,mafia e criminalità organizzata, in un racket ai danni dei più poveri,dei pensionati,dei disoccupati che indirizzano la propria voglia di futuro, ad una speranza nulla,ipnotizzati da pubblicità ingannevoli. Libera, con il libro bianco di denuncia chiamato, “Azzardopoli”, ha messo in evidenza questa industria del gioco, sia legale che illegale. Il nostro è un paese dove si spendono circa 1260 euro procapite,neonati compresi, per tentare la fortuna che possa cambiare la vita tra videopoker, slot-machine, gratta e vinci, sale bingo. E dove si stimano 800mila persone dipendenti da gioco d’azzardo e quasi due milioni di giocatori a rischio. Un fatturato legale stimato in 76,1 miliardi di euro, a cui si devono aggiungere, mantenendoci prudenti, i dieci miliardi di quello illegale. E’ “la terza impresa” italiana, l’unica con un bilancio sempre in attivo e che non risente della crisi che colpisce il nostro paese. Libera con il dossier Azzardopoli, ha voluto denunciare anche questo “campo” di arricchimento della criminalità: perchè “quando il gioco si fa duro, le mafie iniziano a giocare”, scrive Libera che nel dossier fotografa con storie e numeri una vera calamità economica, sociale e criminale.
Ora l’iniziativa che parte da Pavia, dopo la manifestazione “no slot” contro le “macchinette” del giugno scorso e con la ricerca del sito www.senzaslot.it che ha censito i bar,pavesi,lombardi ed italiani senza “macchinette”, apre una grande possibilità di allargare la protesta e chiedere una legge che ridimensioni la presenza delle slotmachine ,sia in sede regionale che nazionale, valorizzando ad esempio i bar che non accettano di mettere le macchinette nei propri esercizi commerciali, per dare i sindaci degli strumenti n uovi di gestione di questi luoghi di sperpero di denaro. Ed aprendo, infine, un limite al gioco d’azzardo on-line, che è drammaticamente aumentato negli ultimi anni, anche grazie alla pubblicità televisiva e sui giornali che da tempo martella le famiglie italiane con spot interpretati anche da attori famosi, con il miraggio di trasformare i cittadini in mirabolanti 007 vincenti a Las Vegas o Montecarlo. Tranne poi svegliarsi,i giocatori ignari,pieni di debiti .
Da parte nostra l’impegno della conoscenza e dell’informazione. Far sapere all’opinione pubblica i rischi di questo gioco che si presenta apparentemente come innocente ed accattivante, nascondendo invece l’inganno e l’accumulo di denaro della criminalità organizzata: sono ben 41 i clan che gestiscono “i giochi delle mafie” e fanno saltare il banco. Da Chivasso a Caltanissetta, passando per la via Emilia e la Capitale. Con i soliti noti seduti al “tavolo verde” dai Casalesi di Bidognetti ai Mallardo, da Santapaola ai Condello, dai Mancuso ai Cava, dai Lo Piccolo agli Schiavone. Le mafie sui giochi non vanno mai in tilt e di fatto si accreditano ad essere l’undicesimo concessionario “occulto” del Monopolio. Sono ben dieci le Procure della Repubblica direzioni distrettuali antimafia che nell’ultimo anno hanno effettuati indagini: Bologna, Caltanissetta, Catania, Firenze, Lecce, Napoli, Palermo, Potenza, Reggio Calabria, Roma. Sono invece 22 le città dove nel 2010 sono stati effettuate indagini e operazioni delle Forze di Polizia in materia di gioco d’azzardo con arresti e sequestri direttamente riferibili alla criminalità organizzata.
Pochi giornali e Tv ne parlano: noi lo faremo,insieme ad Articolo21, per far capire il pericolo del gioco,sia legale che paralegale, per non dire di quello illegale, nell’interesse della gente, soprattutto più debole, che rischi di annegare nel gioco delle “macchinette” non solo i propri soldi ma anche le proprie speranze.


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