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Confalonieri e l’asta televisiva

 

A leggere con attenzione la reazione che ha avuto Confalonieri, presidente del gruppo di proprietà dell’ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi (per ora in riserva ma destinato a ritornare in prima linea nel prossimo scontro politico-elettorale, non sappiamo ancora quando) c’è da pensare che la destra italiana che fa capo al Caimano perda subito la calma quando l’antico duopolio fissato dalla legge Mammì del 1990 corre qualche pericolo.

La decisione del governo Monti peraltro, questo è certo, ormai connotato a destra, di abolire il beauty-contest e di indire, nei prossimi quattro mesi, un’asta aperta a tutti i competitori, ha destato immediatamente l’allarme di Confalonieri e del Caimano, pensando al rischio che altri (e non certola Rai, a quanto è stato subito chiarito) possano acquistare parte o tutte le frequenze in palio e rompere il duopolio di cui abbiamo parlato.

Poco importa a Confalonieri che la situazione italiana gridi vendetta nel vecchio continente sia perché il conflitto di interessi che riguarda Mediaset in diciassette anni di potere non è stato neppure scalfito, sia perché è ormai noto attraverso i dati dell’Istat e di ogni altro istituto che quasi l’ottanta per cento degli italiani apprende le notizie attraverso i canali televisivi pubblici e privati. E ancora  perché, sono ormai stanco di ripeterlo, la stampa quotidiana percepisce una fetta molto piccola della pubblicità del mercato che va a finire essenzialmente nelle tasche di Mediaset o della tv pubblica.

Quel che conta per il delegato televisivo del Cavaliere è che il duopolio possa cedere il posto a un pluralismo maggiore (peraltro previsto dalla costituzione repubblicana) e che si possa pensare in vista delle prossime scadenze elettorali e del ritorno, sia pure graduale, a una lotta politica – da molti mesi messa da parte per l’invocazione del cosiddetto governo tecnico di Monti – a quel precetto fondamentale di una moderna liberal- democrazia  che fa dei mezzi di comunicazioni pilastri essenziali del confronto politico democratico.

Ora che personaggi che fanno parte, sia pure indirettamente, della classe politica al potere, possano pensare o una sospensione sine die del confronto politico o che privilegino su tutto il mantenimento di una condizione malata come quella attuale del nostro paese a me fa una certa impressione.

Come se quell’educazione civile che molti  studiosi della comunicazione ritengono oggi essenziale per una moderna democrazia e di vitale importanza anche per combattere efficacemente un pericolo molto grave come quello delle mafie che prosperano nell’Italia contemporanea, fosse ancora lontana dall’esser diventata centrale nella visione delle nostre classi dirigenti.

Se così fosse e l’atteggiamento di Confalonieri e del suo mentore Silvio Berlusconi rispondessero in maniera diretta  a queste preoccupazioni di potere e di conservazione del duopolio Rai-Mediaset in questa Italia, ancora così berlusconiana e percorsa da continui scandali politici e sessuali, ci sarebbe soltanto da indignarsi e lasciare il campo ai più forti. Ma ho ancora una piccola speranza che la maggioranza degli italiani si renda conto della necessità di una lotta, ciascuno con i mezzi a propria disposizione, per ricostruire un paese in così grave difficoltà e porre al centro della propria azione quelle qualità di pulizia e di onestà che, in alcuni pochi momenti della nostra storia, hanno fatto la differenza e determinato elementi decisivi per la liberazione della penisola dai peggiori.

www.nicolatranfaglia.com

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