GIOVANNI VALENTINI: “Berlusconi vuole impedire allargamento mercato”

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Polemica Pdl Governo sul beauty contest. Il capo di Mediaset Confalonieri: “Non so se parteciperemo alla gara”. In forse il pranzo del Cavaliere con il presidente del Consiglio.

Giovanni Valentini, anche il pubblico  più vasto  capisce da un punto di vista politico e della storia  di questo Paese cosa c’è dietro l’ultimo braccio di ferro – chiamiamolo così – Romani-Passera. Ma, tecnicamente, cosa c’è dentro questo scontro? A che cosa punta Berlusconi, anche in vista dell’incontro di domani con Monti ?
“Io credo che ci sia una costante nella vita politica di Berlusconi, e questa costante è la difesa dei suoi interessi televisivi. Difesa che è anche comprensibile e legittima, come la difesa degli interessi di ciascuno di noi,  fino a che coincide con un interesse generale.  L’interesse generale, ricordo sempre, è favorire il massimo pluralismo televisivo, ed in particolare dell’informazione televisiva, ed il massimo di libera concorrenza.  Da quando Berlusconi si è affacciato sulla scena pubblica – parlo della metà degli anni ’80 con l’avvento della tv commerciale, e poi 10 anni dopo, quando è sceso in politica – ha sempre avuto come obbiettivo fondamentale quello di difendere la sua azienda, il suo fatturato. E lo ripeto: questo è anche comprensibile, ma trova un limite invalicabile; è come l’esercizio della libertà: ognuno è libero di fare quello che vuole finché non interferisce con la libertà altrui. Io questo caso l’assetto del sistema televisivo è ancora un assetto di duopolio Rai – Mediaset, danneggia le altre televisioni e tutti gli altri media, che siano giornali di carta o online”.

A tuo modo di vedere, cosa cerca nella mediazione delle ultime ore Berlusconi?
“Berlusconi non voleva chiaramente partecipare ad un’asta a pagamento. Voleva, come avevano predisposto il suo governo e l’ex ministro Romani, che queste frequenze fossero assegnate gratuitamente. Ricordo che le frequenze televisive non sono una risorsa privata, ma sono un bene pubblico, tanto pubblico che vengono “concesse” – ossia date in affitto – per un periodo di tempo limitato. Adesso Berlusconi vorrebbe, nel caso specifico, acquisire nuove frequenze per superare il tetto dei 5 multiplex, che è stato già fissato a suo tempo dall’Unione Europea. Nella sostanza, per parlare chiaro, Berlusconi, oltre a difendere i suoi interessi, vuole cercare di impedire l’allargamento del mercato perché la libera concorrenza ed il pluralismo riducono la forza della sua azienda. Io penso che in una situazione di questo tipo, quando si chiedono sacrifici a tutti i cittadini – tutti gli italiani: i pensionati, gli esodati, i giovani, le donne – non si possono risparmiare sacrifici a chi ha già una posizione forte, come Mediaset”.

Giovanni, una profezia: come finirà?
“Io non so fare profezie, ma posso fare una previsione che in realtà è un auspicio: mi auguro che il governo Monti resista alle pressioni ed alle richieste, e che riesca a conciliare l’interesse generale con quello delle aziende che vivono di televisione, tra cui anche Mediaset. Intendiamoci: io penso a tanti colleghi giornalisti che lavorano nei telegiornali di Mediaset; penso a tanti operatori, a tanti tecnici, a tanti funzionari, impiegati. Mediaset è una grande azienda. Nessuno la vuole demolire o smantellare: si tratta, come si dice in genere del capitalismo, di regolare e disciplinare questa attività perché l’espansione di Mediaset e la sua quota di mercato non producano danni a tutto il resto del sistema”.

(Intervista a cura di Alberto Baldazzi)


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