E’ stato condannato a 16 anni di reclusione Antonello Lovato, l’imprenditore di Latina accusato dell’omicidio del bracciante Satnam Singh, abbandonato con il braccio amputato e morto alcune ore dopo, a giugno del 2024. La sentenza è stata emessa alle 19.30 di oggi dalla Corte d’Assise presieduta dal giudice Mario La Rosa. Alla lettura del dispositivo era presente l’imputato Antonello Lovato, i familiari, Soni, la giovanissima compagna di Satnam, nonché i sindaci Matilde Celentano di Latina e di Cisterna Valentino Mantini, i segretari della Flai Cgil di Latina e del Lazio e della Cgil. L’aula della Corte d’Assise strapiena a dimostrare che questo è stato un processo spartiacque nella valutazione dello sfruttamento sul lavoro. Nel corso della requisitoria la pubblica accusa – rappresentata dal Procuratore Aggiunto Luigia Spinelli e dal pm Marina Marra – aveva chiesto la condanna a 22 anni. I difensori di Lovato, assistito dagli avvocati Mario Antinucci e Stefano Perotti avevano invece chiesto la riqualificazione del reato in omicidio colposo. L’udienza si era aperta con le dichiarazioni spontanee rese dall’imputato: “Per me è stato il buio. Non volevo uccidere nessuno”. La camera di consiglio è durata oltre cinque ore, poi la sentenza. Le motivazioni saranno depositate tra novanta giorni.
L’incidente era avvenuto tra le 16 e le 16,10 del 17 giugno del 2024 nell’azienda dei Lovato; il bracciante, in Italia senza contratto e senza permesso di soggiorno, era rimasto ferito dalla lama di un telo avvolgiplastica e aveva perso un braccio. Antonello Lovato lo aveva caricato sul furgone e scaricato davanti casa, in via Genova a Borgo Bainsizza. Ed era andato via lasciando in una cassetta di plastica l’arto staccato di Satnam Singh.
La Cgil Frosinone Latina, parte civile nel procedimento insieme a Cgil di Roma e Lazio, Flai Cgil di Roma e Lazio e Flai Cgil di Frosinone Latina, ha organizzato un presidio dall’alto valore simbolico in piazza Bruno Buozzi.
“Siamo qui, ancora una volta, davanti al Tribunale di Latina – ha dichiarato Giuseppe Massafra, segretario generale della Cgil Frosinone Latina – Ci siamo perché la giustizia non può essere solo una parola, ma deve tradursi in verità, responsabilità e cambiamento. L’omicidio sul lavoro di Satnam Singh ha scosso le coscienze del nostro Paese. Ma per noi non è mai stato un fatto di cronaca da dimenticare. È il volto più drammatico di un sistema di sfruttamento che continua a negare dignità, diritti e perfino la vita a troppe lavoratrici e a troppi lavoratori”.”In questi due anni la Cgil di questo territorio non ha mai fatto mancare la propria presenza – ha aggiunto Massafra – Siamo stati qui, udienza dopo udienza, per accompagnare la ricerca della verità e della giustizia. Per dire che Satnam non era solo, che la sua famiglia non era sola, e che la comunità democratica di questo territorio non avrebbe distolto lo sguardo. Ma il nostro impegno non si è fermato davanti alle porte del Tribunale. È continuato nei campi, nei luoghi di lavoro, nelle vertenze, nelle iniziative pubbliche, nella tutela delle persone più fragili. Abbiamo continuato a contrastare il caporalato, a denunciare ogni forma di sfruttamento, a chiedere controlli più efficaci, legalità, diritti, contratti regolari e condizioni di lavoro sicure e dignitose“. “Sappiamo che la giustizia non si realizza soltanto con una sentenza. – ha concluso il segretario generale – Si costruisce ogni giorno, impedendo che tragedie come quella di Satnam possano ripetersi. Si costruisce affermando che il lavoro non può essere ricatto, violenza o morte, ma deve essere libertà, dignità e sicurezza. Il nostro impegno non finirà qui. Continueremo a essere al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori, italiani e migranti, perché nessuno debba più scegliere tra il lavoro e la vita. Lo dobbiamo a Satnam Singh. Lo dobbiamo a tutte le vittime del lavoro. Lo dobbiamo alla dignità del nostro Paese”.
La Cgil Frosinone Latina ha espresso “soddisfazione per una condanna che rappresenta un passaggio di giustizia importante e atteso, restituendo verità alla memoria di Satnam e al dolore della sua famiglia, e accerta ciò che l’organizzazione sostiene da due anni: la morte del bracciante non è stata una fatalità, ma la conseguenza di scelte che gli hanno impedito di salvarsi dopo il gravissimo incidente sul lavoro. Resta ora atteso l’esito del secondo processo, che vede il datore di lavoro imputato per il reato di sfruttamento: una vicenda maturata all’interno di un sistema fondato su caporalato, lavoro irregolare, ricatto e negazione dei diritti e della dignità delle persone. Per questo la Cgil Frosinone Latina ribadisce l’impegno a proseguire la mobilitazione e a chiamare le istituzioni alla responsabilità di rafforzare controlli, ispezioni e strumenti di contrasto al caporalato e al lavoro nero”.

