Se una notizia, anzi decine di notizie, rese pubbliche su un giornale o altro mezzo di informazione fossero sufficienti per configurare una notizia di reato; se una indagine dei militari di 120 pagine fosse sufficiente a livello processuale ( e non venisse archiviata in extremis per vetustà) per individuare i responsabili di gravi illeciti e abusi e se infine le gravi affermazioni rese da un giudice in merito alla pericolosità sociale di un pubblico amministratore fossero sufficienti per dare pieno valore alle leggi del Paese: se tutto ciò avvenisse non saremmo oggi davanti a un caso quasi unico di violazione dello Stato di diritto. Il luogo è un incantevole paese del sud del Lazio che dista solo un paio di chilometri dalla ricca città di Fondi: Sperlonga. Ho qualcosa da dire personalmente su questo borgo dell’anno mille scrivendo dopo anni nuovamente sul sito di articolo21, il sito della libera stampa. Libera e accogliente grazie al gruppo di giornalisti che l’ha ideata ormai trenta e più anni fa. Sperlonga ha una brutta storia, recente ma che affonda in anni e anni di violazioni sistematiche delle norme, ben descritta nel pezzo di ieri “ Sperlongaland” di Graziella di Mambro. Per me tutto comincia da ragazzina con le spiagge libere e accessibili, integre e meravigliose ben sessanta anni fa . Chi poteva pensare che dagli anni novanta in poi ci sarebbe stato un assalto sistematico ai beni comuni su tutto il litorale laziale , beni sottratti al godimento dei cittadini anno dopo anno. E oggi siamo al capitolo finale di questa storia dove dopo avere denunciato, noi giornalisti, per decenni ,la situazione di abusi e illegalità ci troviamo a dovere accedere agli uffici del Comune di Sperlonga dove gran parte degli indagati ricopre il ruolo di pubblico ufficiale. Non è accettabile dire che le cose vanno così nel nostro Paese. Non dopo le stragi degli anni novanta e le grandi inchieste sulle tangenti come nel caso Enimont, sulle morti eccellenti, non dopo il maxiprocesso, non dopo questo referendum dove si consegna alla magistratura la capacità di garantire il rispetto non solo delle leggi ma del valore della Costituzione. Eh no. Non è accettabile che il caso Sperlonga non assurga a fattispecie di non assolvenza delle garanzie costituzionali perché sarebbe inutile altrimenti a livello di politica nazionale sollevare le questioni delle violazioni dei diritti umani o del diritto internazionale. Sarebbe falso porre il problema del rispetto delle leggi se una catena di fedeli servitori dello Stato si impegna per oltre
venti anni a contenere lo strapotere di una cricca politico- mafiosa e viene puntualmente sottomessa a una rete di interessi illeciti ben manifesti e chiaramente individuati. Siamo come in Sicilia prima delle stragi di mafia. L’ho detto e lo ripeto da venti anni a tutti, compreso il Procuratore Gratteri non più tardi di qualche giorno fa. E se Il procuratore Melillo (Procuratore nazionale antimafia) mi darà udienza lo dirò anche a lui. A Sperlonga si è reso evidente un Sistema che nonostante i giornali, le denunce, l’impegno di Carabinieri e Polizia di Stato, sembra affondare nella melma. E perché è così grave una questione che potrebbe rientrare in tante altre presenti in Italia e alle quali le cronache ci hanno abituati? Perché siamo in un momento storico delicatissimo. La gente è arrabbiata ed è consumata da una serie di dipendenze gravi . Dipendenza dalle droghe, con il fentanyl (la micidiale sostanza chimica usata in anestesia che ha ridotto molti americani a zombie con una vita media che non supera i due anni dalla prima assunzione), una droga che pare venga oggi mischiata dalle mafie alla marjuana. Dipendenza digitale con imbarbarimento dei contenuti ( altro che codici di tutela per minori e fragili). Siamo al centro di una richiesta di finto benessere, indotto da anni di consumismo con conseguente arricchimento di pochi, al quale le magre risorse del Paese e la situazione internazionale così drammaticamente compromessa non riescono a fare fronte. La rabbia delle persone è data dalla impossibilità di accedere non solo ai beni superflui ma anche alle risorse naturali. Le spiagge, il mare, l’acqua, gli alimenti. Ebbene il sud del Lazio ha reso tutto a pagamento. Le spiagge interdette e cementificate. Il territorio inquinato dalla vicinanza delle mafie campane. E l’ospite illustre di Sperlonga , l’unico condannato per strage ambientale, il cassiere dei casalesi, l’avvocato Cipriano Chianese. Quindi Sperlonga diventa negli anni una fortezza a pochi passi dal mercato ortofrutticolo di Fondi, il più grande e redditizio di Europa dove i calabresi Tripodo hanno messo radici e neanche il super prefetto Bruno Frattasi è riuscito con 500 pagine di commissione d’accesso, nell’ormai lontano 2008, a muovere foglia. E per me è una questione molto personale Sperlonga perché la mia bisnonna sparava ai briganti da un foro presente sulla prima arcata della rocca e da lì partivano in transumanza- sfidando la malaria- le decine di persone che d’inverno non potevano vivere a Sperlonga senza pescare a are e andavano sul Lago di Paola, a Sabaudia, altra sede di illeciti gravi e in questi giorni anche di incendi a chioschi sul lungomare. E quindi ormai mi scorre nelle vene l’indignazione di sapere che il consigliere comunale di Sperlonga, ingegnere Benito di Fazio, al quale scrissero sulla porta di casa “ sei un infame” è morto per cause accidentali salendo le scale di casa sua. Che il capitano della Finanza Fedele Conti, amico d’infanzia dell’ex sindaco di Pastena Arturo Gnesi, un ufficiale che indagava sugli abusi
del litorale fondano e su molto altro legato ad eventi nazionali di quegli anni, fu trovato suicida in caserma. Non c’è partito politico, non c’è Autorità dello Stato, non c’è una figura istituzionale che negli anni sia riuscita a scalfire il sistema del sud del Lazio che trova in Sperlonga la didattica dell’abuso permanente. Semplici cittadini con nomi che nulla dicono al lettore hanno mantenuto in vita lo Stato di diritto : Carmine Tursi, danneggiato da un ecomostro, il maresciallo Capasso vessato quotidianamente e poi trasferito( sono state fatte tre interrogazioni in Parlamento) e quella sempre più stanca opposizione che non rientra nelle file di partiti. Loro e solo loro tengono vivo il ricordo di chi è ormai morto. Sullo sfondo gli elogi quotidiani della bellezza dei posti, il marketing di porti in mano a privati realizzati con fondi pubblici per fini sociali, con consigli di amministrazione nel quale siedono nomi eccellenti di indagati o legati a indagati a vario titolo e appartenenti a storie anche nazionali legate ai Servizi. Un manuale di storie brutte del passato italiano ma così attuali e rinnovate da incutere vera disperazione. E tra due anni si rivota nel Lazio , la Regione dove nulla cambia sia con la sinistra che con la destra. La Regione dove si trasferiscono rapidamente tutti quelli che indagano. Oggi c’è un caso degno di altre interrogazioni: un fedele servitore dello Stato, un semplice carabiniere forestale che ha “osato” eseguire il sequestro di manufatti abusivi caldeggiati dal già sindaco di Sperlonga, già sospeso con la legge Severino più volte, da poco condannato a sei anni, il malcapitato servitore dello Stato che da anni esegue e attua quanto la legge prescrive si è visto citato in Tribunale a Roma dal famoso ormai già sindaco di Sperlonga ( che mantiene il ruolo tanto che la sua vicesindaca non osa definirsi “sindaco”) con una richiesta di risarcimento di due milioni di euro. La collega Di Mambro ha già subito decine di querele temerarie e io anche ho pagato il prezzo del mio impegno. Ma è più forte di noi e fino a quando ci sarà Articolo21 sarà difficile farci tacere.
(Nella foto la villa di Sperlonga confiscata all’avvocato Cipriano Chianese)
