L’Osservatorio sulla par condicio del Comitato, società civile per il NO, che opera in collaborazione con Articolo21, ha iniziato la sua attività lunedì 23 febbraio a meno di un mese dalla data del voto referendario.
Abbiamo precisato che ci saremmo basati sui dati pubblici forniti da Geca per Agcom e dall’Osservatorio di Pavia per la Commissione parlamentare, oltre alle rilevazioni CorisSapienza ricavate dall’osservazione dei principali TG della sera.
Oggi intendiamo rivolgerci all’Agcom che per legge è il principale garante dell’osservanza della par condicio con due quesiti specifici.
Prima di tutto ci domandiamo se è logico che a tutt’oggi non sia ancora disponibile sul sito dell’Autorità un monitoraggio giornaliero redatto in forma chiara e comprensibile dei tempi dedicati alle due diverse posizioni nei telegiornali e nei programmi di informazione delle principali emittenti. Sarebbe utile osservare sotto questo profilo anche l’imparzialità dei conduttori nei programmi di informazione e di intrattenimento così come la legge richiede.
Ci domandiamo in sintesi se la partita di un referendum così importante verrà giocata senza arbitro e senza Var.
La seconda domanda è altrettanto delicata. È lecito che Radio Radicale che per una parte delle sue trasmissioni è radio di partito (e quindi come tale sottratta alle regole di par condicio), ma che, per un’altra parte delle trasmissioni, svolge un’attività di pubblico interesse e per questo gode di un finanziamento pubblico, non trascurabile, possa fare, come sta facendo, una campagna imponente e decisamente orientata al sostegno delle ragioni del SI.
Diciamo tutto questo senza sminuire il nostro giudizio di grande considerazione verso il lavoro meritorio che in tutti questi anni Radio radicale e i suoi giornalisti hanno egregiamente svolto.
