“Prendo atto di quanto riporta l’Ansa, che da ottima agenzia ha avuto la notizia prima che mi venisse comunicata personalmente la decisione dell’azienda. Tuttavia non ho timori di affrontare in giudizio il ministro della Giustizia, che è anche colui che è custode dell’Albo dei giornalisti. Sul resto, ci sono cose che hanno un prezzo altre che hanno un valore. E per me la libertà di informazione è un valore inalienabile dell’umanità”. Lo scrive su Facebook Sigfrido Ranucci, in merito alla lettera di richiamo inviata dall’azienda per le dichiarazioni sul ministro della Giustizia, Carlo Nordio.
Sulla vicenda sono arrivate già le prime reazioni. “Non si può approvare la giornata contro i crimini verso i giornalisti e poi censurare cronisti d’inchiesta come Ranucci di Report. E tenere bloccate le proposte del Pd le querele temerarie e sul Media Freedon Act. Si chiama ipocrisia”, ha detto il senatore Walter Verini.
“Nel giorno in cui Reporters Sans Frontières annuncia che l’Italia scende ancora nella classifica internazionale della libertà di stampa, scivolando ad un indecoroso 56mo posto, la Rai sembra voler confermare la gravità della situazione. I rilievi mossi a Sigfrido Ranucci paiono fatti apposta per attestare che la Rai – come scrive RSF – ‘sta subendo crescenti interferenze dirette’ da parte del governo”. Lo affermano i consiglieri Rai Alessandro di Majo, Davide Di Pietro e Roberto Natale. “Registriamo con preoccupazione la prontezza con la quale si muovono appunti, contrapposta al silenzio aziendale sui successi che – anche in questa stagione – sta conseguendo il giornalismo di inchiesta del servizio pubblico, quasi che si provasse imbarazzo nel rivendicarli. Vogliamo essere noi allora a dire un pubblico e sentito ‘grazie’ – affermano – al gruppo di lavoro di ‘Report’, così come a “Mi manda Rai3″ che ha dato il via alla vicenda ‘grazia a Nicole Minetti’, e a tutti gli altri giornalisti e giornaliste che, nei programmi di approfondimento e nelle testate, continuano a fare un lavoro prezioso per la
legittimazione del servizio pubblico. Siamo certi di parlare a nome di tanti dipendenti Rai e di tanta parte dell’opinione pubblica”.
