Il 28 gennaio 1994. Morti a Mostar i giornalisti Luchetta, Ota e D’Angelo. Il ricordo fa ancora male

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Dicono sempre che in certi casi il tempo, con il suo scorrere inarrestabile, è l’unica medicina. Ma per le famiglie dei colleghi caduti a Mostar il 28 gennaio 1994 probabilmente non c’è medicina, il ricordo fa ancora terribilmente male.
Un dolore che dopo ventisette anni non si placa innanzitutto per le mogli, le figlie e i figli che ormai sono donne e uomini cresciuti nel ricordo di Marco Luchetta, Alessandro “Saša” Ota e Dario D’Angelo, inviati della Rai del Friuli Venezia Giulia in Bosnia per un servizio sui bambini della ex Jugoslavia.
Un dolore ancora presente anche per gli amici, i colleghi, la Rai, la città di Trieste, il sindacato dei giornalisti.
Per questo motivo l’Assostampa Fvg, assieme alla Fnsi, all’Usigrai, all’Ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia, onora anche oggi il ricordo dei colleghi caduti a Mostar quel giorno di gennaio.
Poche settimane dopo, a Mogadiscio, il 20 marzo 1994, venivano assassinati anche la giornalista del Tg3 Ilaria Alpi e l’operatore triestino Miran Hrovatin. Sembrava un incubo, una maledizione da cui si doveva tentare di uscire reagendo, facendo qualcosa, piantando un seme di pace, creando un’iniziativa di speranza per guardare al domani.
E proprio all’indomani di quei drammatici fatti si è costituita a Trieste la Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin, che accoglie e sostiene i bambini affetti da malattie non curabili nei loro Paesi d’origine. Da allora la Fondazione ha ospitato tantissimi bambini e i loro familiari provenienti dall’Africa, dall’Asia, dal Sud America, dall’Europa orientale e dalla penisola balcanica. Paesi nei quali era impossibile garantire le cure adeguate per quei bimbi, che a Trieste hanno trovato assistenza e cure.
Pace, solidarietà, speranza. Valori universali da riaffermare con forza anche in questi tempi tenuti in ostaggio dal virus che ci è dato vivere.

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