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Piacenza, il punto di attrito più forte tra istinto e diritto

 

Astenersi dall’abuso della forza, quando si è più forti: è questo il punto di attrito più forte tra istinto e diritto. Che la vicenda dei carabinieri di Piacenza ha evidenziato, ma che esiste in tutti gli ambiti sociali. Dal capo di governo che non resiste a farsi cambiare la costituzione per trasformarsi in capo a vita, fino alla gestione di coppia e in famiglia, dove il maschio usa il dimorfismo fisico a suo favore, per imporre con la violenza il proprio volere.

Il diritto è nato per questo, per garantire l’incolumità e il rispetto anche ai privi di forza fisica. Lo Stato ha il monopolio dell’esercizio della forza, ma la usa seguendo rigidi principi, perché in una collettività evoluta la violenza è l’eccezione estrema, non la regola quotidiana. Ci sono voluti secoli per imbrigliare la ferina legge del più forte – del singolo e dello Stato – ma episodi come quello di Piacenza, ci fanno vedere come l’istinto alla sopraffazione sia sempre latente. E basta una carenza di controllo disciplinare specifico o di vigilanza democratica estesa per farlo riemergere.

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