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La presa della Bastiglia e delle Autorità

 

Il prossimo 14 luglio, il giorno della festa nazionale francese, le camere dovrebbero votare – secondo il calendario- le componenti e i componenti dell’Ufficio del garante dei dati personale, nonché dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Sarà la volta buona? Siamo ormai al quarto rinvio, con un anno di ritardo. Ma, forse, l’argomento negli ultimi anni è sceso di gradazione alcolica, anche per le scosse che hanno investito l’equilibrio tra i poteri, mai stato così in fibrillazione. Le autorità nacquero in tutt’altra temperie, in un quadro di maggiore organicità. Ciò vale meno per l’istituto della privacy capace di mantenere – come è emerso nella felice relazione di commiato di Antonello Soro- la rotta stabilita dal primo presidente Stefano Rodotà; mentre le maggiori difficoltà sono state vissute dall’Agcom. Lo stesso centrosinistra quando viveva ancora – con o senza trattino-  riusciva persino ad esprimere candidature solide ed unitarie, come avvenne ad esempio nella consiliatura 2005-2012 con Nicola D’Angelo, Michele Lauria e Sebastiano Sortino.

Nel frattempo, però, il quadro è molto cambiato e sono entrati in scena con prepotenza gli oligarchi della rete, capaci di sussumere l’intero settore. Oggi l’alfabeto inizia da loro, dai vari Google, Apple e Facebook. I dati sono il punto di qualità dell’economia politica dell’universo post-mediatico, gli algoritmi e l’intelligenza artificiale la sintassi e il linguaggio contemporanei. Mentre la televisione, regina e padrona degli ultimi settant’anni, resiste sì, ma ibridandosi con le piattaforme diffusive on demand. La carta stampata è in declino. L’originaria eccitazione libertaria per la comunicazione on line ha lasciato il posto a inedite inquietanti concentrazioni.

Altri ordini del giorno hanno preso il sopravvento, in giro per il villaggio globale: dal contrasto delle fake, al complesso tema del diritto d’autore alle prese con una riproducibilità tecnica che neppure il genio di Walter Benjamin poteva immaginare.

Insomma, è il caso di scegliere bene, al di fuori da ogni pressione indebita: partiti ammaccati, salotti o consorterie dilaganti nell’assenza di una vera autorevolezza politica. Le decisioni che le assemblee parlamentari si accingono a prendere tengano conto delle caratteristiche indispensabili per ricoprire ruoli così delicati. Conoscere per deliberare, appunto, in libertà e indipendenza.

Ci si attende un serio equilibrio di genere e un po’ di coraggio creativo. Perché non rendere pubbliche, quindi, le rose delle candidature? O andrà come al solito nell’oscurità e nel ping pong tra gruppi ristretti obiettivamente lontani  dai movimento profondi in atto? Parlare di nomi significa parlare di potere. Quest’ultimo, come ci ha insegnato il femminismo, diventa potabile se si ha il coraggio di esporsi con proposte chiare e convincenti. Da sottoporre, ecco un’ipotesi praticabile, a quella che nella cultura anglosassone si chiama cross examination, nelle commissioni parlamentari competenti: domande e risposte rispetto alla presentazione del proprio che fare da parte di chi ambisce. E’ un sogno? Del resto, procedere a mo’ delle consuete lottizzazioni è un incubo. Con la potenziale crisi della tessa fisiologia di autorità pensate come entità  diverse e originali.

La scadenza si martedì 14 luglio è al limite. Dopo il voto parlamentare seguiranno gli adempimenti necessari, a cominciare dalle scelte dei presidenti. Nel caso dell’Agcom la procedura non è breve e richiede il gradimento un’ampia maggioranza.

Non dimentichiamo, allora, la par condicio. Il prossimo 20 settembre si terrà il discutibile election day, che scorrettamente riunifica la scadenza amministrativa e quella referendaria.

Comunque, e a prescindere, l’indizione dei comizi elettorali e l’avvio del periodo stretto previsto dalla legge n.28 del 2000 incombono.

La nuova Autorità per le comunicazioni avrà appena il tempo del passaggio delle consegne e la cugina dei dati personali è nel pieno della tempesta degli Over The Top. La società digitale è veloce.

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