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In Puglia la malavita del post covid prende di mira le campagne. Colpi a raffica e tavoli in procura

 

Il post Covid nel Salento e più in generale in Puglia, ha anche il volto bande specializzate nei furti su commissione ai danni di aziende agricole, cui si unisce l’ombra del racket con taglio di tendoni, uccisione di animali da cortile, danni ai mezzi.

Dal nord al sud della regione, numerosi i tavoli tecnici, a Bari e Brindisi ad esempio, la questione è finita in procura, al vaglio di appositi pool. Più delicata la situazione in provincia di Lecce, dove un’inchiesta giornalistica in cinque puntate realizzata dalla Gazzetta del Mezzogiorno, ha squarciato il velo sulla drammaticità della questione, per le aziende agricole del territorio tra Nardò, Porto Cesareo, Leverano, Sant’Isidoro. Almeno venti i colpi messi a segno. Quintali e quintali di prodotti, migliaia di euro di danni, un comparto in ginocchio.

Tra le razzie che hanno destato maggiore scalpore, le due ai danni dell’azienda di Cristian Calcagnile, 24 anni appena, giovane che ha investito nella tradizione di famiglia e nella terra per produrre pomodorini di altissima qualità. Un furto a inizio mese, un altro a due settimane esatte di distanza. E ancora angurie, meloni e caroselli, alberi da frutto e barbatelle. La maggior parte delle vittime ha denunciato, tanto ai carabinieri quanto alla polizia. Alcuni imprenditori hanno incontrato le stesse forze dell’ordine, di notte in borghese, impegnate a presidiare il territorio. Vasto, troppo vasto, per insaccare il risultato in un’unica soluzione.

L’inchiesta giornalistica ha portato alla convocazione, da parte del questore di Lecce, di tre tavoli tecnici tanto in prefettura quanto negli uffici dell’autorità di pubblica sicurezza, finalizzati a mettere insieme polizia, carabinieri, guardia di finanza e ufficio territoriale di governo, e dare così una risposta dello Stato all’anti Stato ma soprattutto a un comparto del tessuto economico produttivo importantissimo.

Nella giornata di lunedì, gli agenti del commissariato di Nardò hanno colto in flagranza e arrestato due dei responsabili delle razzie. Si tratta di due brindisini, Salvatore Colaci, 52 anni, custode all’interno di un’azienda agricola della sua provincia d’origine e di Damiano Carone, 44 anni. La merce trafugata in grossi quantitativi, dalle angurie agli ortaggi – gli agenti sono al lavoro per stabilire con esattezza quali delle decine di colpi messia  segno negli ultimi due mesi, siano addebitabili ai due e sono orientati su altri due raid in particolare -, veniva smistata sul mercato brindisino, portata in fondo a pochi chilometri dai luoghi delle scorribande e piazzata. E anche su questo dettaglio, non meno importante sul fronte delle connivenze e delle corresponsabilità, gli investigatori continuano a lavorare. Come da fare ancora ci sarà, per completare l’opera ed assicurare alla giustizia tutti i responsabili di quella che è una piaga trasversale ai territori.

In provincia di Taranto, svela l’inchiesta, nelle zone di Castellaneta e  Ginosa Marina, i carabinieri della locale compagnia hanno individuato e restituito ai proprietari, quintali di arance “Valencia” rubate di notte da un’azienda del posto.

L’operazione interforze così come l’inchiesta giornalistica a firma di Fabiana Pacella, hanno suscitato il plauso del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano: “L’operazione portata a temine in queste ore dal commissariato di Nardò i cui uomini hanno stretto le manette ai polsi di due personaggi dediti ai furti ai danni degli imprenditori agricoli, rappresenta una vicinanza forte, di prossimità, a un comparto messo a dura prova e da questi fenomeni e dalla crisi post Covid – il commento di Emiliano -. L’inchiesta giornalistica sul tema con cui la Gazzetta del Mezzogiorno, che pure vive un momento di grande difficoltà, ha pungolato opinione pubblica e forze dell’ordine, riguarda però tutta la Puglia, vogliamo ricordarlo – aggiunge -. Le procure di Bari e di Brindisi sono al lavoro, attraverso appositi pool, per risalire ai responsabili del racket delle campagne e dei furti su commissione. Molti denunciano, e questo porta a risultati importanti, ma altri hanno paura. Ed è a loro che rivolgo il mio appello ad avere fiducia, collaborare. C’è una Puglia operosa, che profuma di lavoro e di fatica, che si alza all’alba e va a riposare a tarda ora, cui siamo vicini e a cui dobbiamo la bellezza e la forza di questa regione. Ho letto di giovani poco più che ventenni che hanno deciso di restare e costruire il proprio futuro partendo dalla terra, scelta difficile e coraggiosa. E di uomini con le rughe sul viso, che ancora affondano le mani in quella terra. La storia degli agricoltori di Leverano depredati, finita sulla stampa prima e sotto la lente dello Stato attraverso tavoli tecnici voluti dall’autorità di pubblica sicurezza provinciale e convocati in prefettura, è monito ed emblema, una strada da battere e da cui partire per focalizzare ancora di più l’attenzione sui questa fetta del tessuto economico produttivo. Con i fatti, non con i proclami a tempo”.

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