Giornalismo sotto attacco in Italia

Iran: libertà di stampa rimane un sogno

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La Giornata Mondiale della Libertà di Stampa è uno dei momenti che dovrebbe servire a gettare uno sguardo sulla libertà d’informazione e la situazione nella quale versano gli addetti ai lavori in questo settore. Da qualche anno in Italia c’è una scarsa attenzione su questa giornata e non solo dalla parte della politica. Anche gli stessi mezzi di comunicazione prestano poca attenzione a quanto accade nel mondo dell’editoria e del giornalismo. Pochi hanno buttato uno sguardo sull’indice della libertà di stampa nel mondo che ogni anno viene pubblicato da Reporter Senza Frontiere, ed hanno notato che l’Italia e’ scesa di quattro posizioni. Un fatto preoccupante in un paese democratico.

Questo per non parlare della libertà di stampa in altri paesi, come per esempio nella Repubblica Islamica dell’Iran che nell’indice della libertà di stampa si trova al 177esima posizione su 180 paesi presi in esame. Solo nella Corea del Nord, l’Eritrea e la Cina la situazione è peggiore. Poi nell’elenco pubblicato da One Free Press (l’alleanza internazionale degli editori dove dall’Italia è presente solo LA7) sui dieci giornalisti che si trovano a grave rischio per aver raccontato la verità, al primo posto troviamo il nome di Reza Valizadeh, in carcere nella Repubblica Islamica dell’Iran, dove sta scontando una condanna di 10 anni. Reza è gravemente malato e rischia la vita senza cure adeguate.

Valizadeh è rientrato in Iran, per assistere i genitori anziani e malati, nel febbraio 2024, dopo aver lavorato per 14 anni nei media iraniani all’estero. Nel mese di settembre dello stesso anno viene arrestato e condannato a 10 anni di reclusione con l’accusa di aver lavorato per i media di “paesi nemici”. Pur soffrendo di una grave forma di asma, e malgrado le ripetute richieste dei medici del penitenziario, vari giudici non hanno autorizzato il suo ricovero in strutture ospedaliere fuori dal carcere.

Un parente di Reza Valizadeh racconta ad Articolo21 che lui malgrado le pressioni ricevute e torture psicologiche subite, si è sempre rifiutato di collaborare con il regime e fornire loro informazione sui colleghi che lavorano all’estero. In un incontro recente con i familiari, Reza Valizadeh avrebbe detto “la mia coscienza non è in vendita. Preferisco 10 anni in una cella che vendere i miei colleghi.”

La libertà d’informazione in Iran si è aggravata con la decisione del governo di bloccare l’accesso alla rete internazionale di internet con l’inizio delle manifestazioni popolari dello scorso gennaio. Con l’inizio della guerra il 28 febbraio e la necessità del regime di essere presente sui media sociali per fornire la propria versione e propaganda, un gruppo limitato di persone hanno ricevuto un carta sim che permette loro di collegarsi alle rete internazionale. “Solo coloro che diffonderanno sui media sociali le posizioni ufficiali potranno ottenere l’accesso alla rete internazionale”, ha dichiarato nei giorni scorsi Fatemeh Mohajerani, portavoce del governo di Teheran. Per gli altri il silenzio imposto dal regime continua.

 


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