Giornalismo sotto attacco in Italia

Economia del desiderio e geografia del potere

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In un’epoca in cui il mercato tende a colonizzare ogni ambito della vita, il nuovo libro dell’ economista femminista Azzurra Rinaldi, direttrice della School of Gender Economics di Unitelma Sapienza,  rappresenta un contributo necessario. Non offre soluzioni semplici, ma fornisce strumenti critici per leggere – e forse trasformare – la realtà. Ed è proprio in questa tensione tra analisi e possibilità che risiede la sua forza più autentica.
Con Soldi, sesso e potere, (Rizzoli) presentato per la prima volta in dialogo con Valerio Nicolosi a SpazioSette a Roma,  Azzurra Rinaldi consegna al dibattito pubblico un testo che si colloca con decisione nel solco dell’economia femminista, ma che ambisce – e in larga parte riesce – a parlare oltre i confini accademici. Il merito principale del saggio è quello di rendere visibile ciò che spesso resta implicito: il fatto che il mercato non sia un meccanismo neutro, bensì un dispositivo profondamente intrecciato con gerarchie di genere, costruzioni del desiderio e distribuzioni asimmetriche del potere.
Rinaldi ribalta una delle narrazioni più radicate del pensiero economico classico: l’idea che il desiderio individuale sia un dato naturale, spontaneo, quasi biologico. Al contrario, il libro mostra come il desiderio sia prodotto, orientato e spesso disciplinato da strutture economiche e culturali. In questa prospettiva, consumi, aspirazioni e perfino relazioni affettive diventano territori in cui si giocano rapporti di forza.
La tesi è chiara: il mercato non si limita a intercettare i desideri, ma contribuisce a costruirli. E lo fa in modo tutt’altro che innocente. Le industrie culturali, la pubblicità, le dinamiche salariali e patrimoniali plasmano ciò che appare desiderabile, accessibile o legittimo. Ne emerge una vera e propria “economia del desiderio”, in cui le soggettività non sono esterne al sistema, ma ne costituiscono la materia prima.
Uno dei nuclei più solidi del saggio riguarda il rapporto tra donne e denaro. Rinaldi insiste su un punto spesso sottovalutato: la disuguaglianza economica non è soltanto una questione di reddito, ma di potere decisionale e libertà sostanziale. Il gap salariale, la minore partecipazione al mercato del lavoro, la segregazione occupazionale e la fragilità patrimoniale non sono fenomeni isolati, ma elementi di un sistema che limita l’autonomia femminile.
L’accesso al denaro diventa così una condizione necessaria – ma non sufficiente – per la libertà. Senza risorse economiche, il desiderio stesso viene ridimensionato, adattato, talvolta represso. In questo senso, il libro dialoga con una tradizione teorica che va da Amartya Sen a Nancy Fraser, pur mantenendo un registro divulgativo.
La seconda dimensione, quella del sesso, è affrontata senza moralismi ma con uno sguardo critico sulle ambivalenze del mercato. Il corpo femminile emerge come uno spazio di valorizzazione economica e simbolica, ma anche di sfruttamento e controllo. Rinaldi non si limita a denunciare la mercificazione: ne analizza i meccanismi, mostrando come essa sia resa possibile da disuguaglianze preesistenti.
Il contributo più interessante sta nell’evitare letture semplicistiche. Il sesso non è soltanto dominio o oppressione, ma anche ambito di negoziazione, agency, talvolta di resistenza. Tuttavia, queste possibilità restano condizionate da strutture economiche che non distribuiscono equamente le opportunità.
Il terzo asse – il potere – attraversa l’intero libro come una trama invisibile. Rinaldi lo intende in senso ampio: potere economico, certo, ma anche simbolico e culturale. Chi definisce ciò che è desiderabile? Chi stabilisce il valore del lavoro, del corpo, delle relazioni?
In questa prospettiva, il mercato appare come un campo di forze, non come uno spazio neutro di scambio. Le scelte individuali, spesso celebrate come espressione di libertà, sono in realtà inscritte in un sistema che ne orienta le possibilità. Il potere, dunque, non si esercita solo attraverso divieti espliciti, ma attraverso la produzione di norme, aspettative e desideri.
Soldi, sesso e potere è un saggio che invita a riconsiderare categorie apparentemente ovvie e mostra come il desiderio non sia un territorio privato, ma un campo politico ed economico. E, soprattutto, restituisce centralità a una domanda scomoda: quanto delle nostre scelte è davvero nostra?

 

 


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