Ancora una volta, Gianrico Carofiglio ci aiuta a riflettere sull’importanza e il valore delle parole. Lo fa in un libro: “Accendere i fuochi. Manuale di lotta e gentilezza” (Mondadori). E lo fa in quest’intervista, in cui spazia su una molteplicità di argomenti, citando esplicitamente Lev Tolstoj ma soprattutto esortandoci a rifiutare l’odio, a odiare unicamente l’indifferenza, a comprendere l’importanza, e spesso la bellezza, degli errori, a perdonare e venire incontro al prossimo, a rendere chiunque partecipe della vita democratica (e a me, mentre ne parlavamo, venivano in mente il “Todos, todos, todos” di papa Francesco e la sinodalità cara a papa Leone) e ad affidarci, sempre e comunque, alla gentilezza, che è la forma più alta di lotta e il modo migliore per essere rivoluzionari. Un’intervista in controtendenza rispetto al sentire comune, dunque, un colloquio “in direzione ostinata e contraria” rispetto ai tempi che stiamo vivendo e, aspetto ancora più significativo, un piccolo monito rivolto agli imprenditori della furia che dilagano sui social e nel contesto politico globale: occhio, perché la gente è satura di violenza e il vostro consenso potrebbe cominciare a scemare! L’auspicio di entrambi è che il campo progressista sappia essere radicalmente diverso, non solo per ragioni elettorali.
