Giornalismo sotto attacco in Italia

3 maggio – TeleMeloni peggio di TeleBerlusconi !

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Cosa significa dedicare un giorno alla libertà di stampa?

Ricordare e non dimenticare i tanti giornalisti caduti per aver avuto la forza e il coraggio di informare, ma la giornata può diventare inutile se poi nulla cambia. Nel caso dell’Italia la situazione, ancora una volta, è peggiorata, come racconta Reporter Senza Frontiere che ci colloca alla 56esima posizione, sette in meno rispetto allo scorso anno: i giornalisti, in particolare al Sud, sempre più minacciati dalle mafie, è aumentata l’autocensura sia a causa della linea editoriale della propria testata sia per timore di potenziali azioni legali, molto usate per imbavagliare la libertà di stampa che oggi ricordiamo, e non ultimo a causa della Rai, un servizio pubblico sempre più strumento di comunicazione politica al servizio del Governo. Non si è mai visto un assalto della politica così costante nei confronti dei giornalisti non genuflessi al potere: TeleMeloni peggio di TeleBerlusconi !

Ricordo lo straordinario lavoro fatto negli anni dall’avvocato Domenico d’Amati e dal suo studio sempre in prima linea a difendere giornalisti colpiti dal regime. Domenico era uno di noi, di Articolo 21, per anni è stato il nostro responsabile giuridico, ed è giusto ricordarlo proprio in questa giornata.

L’ultimo politico in ordine di tempo è la onorevole Augusta Montaruli di Fratelli d’Italia, vice presidente della Commissione di Vigilanza Rai, già condannata in via definitiva a un anno e sei mesi per peculato per fatti riguardanti quando era consigliera regionale in Piemonte, ha chiesto alla direzione della Rai di prendere provvedimenti nei confronti di Sigfrido Ranucci per l’inchiesta sul ministro Nordio, e reo di aver dichiarato, durante la trasmissione di Bianca Berlinguer, che una fonte avrebbe detto a Report di aver visto Nordio nel ranch di Cipriani (il compagno dell’igienista dentale Minetti), aggiungendo più volte che “è una notizia che stiamo verificando”. Il ministro ha smentito telefonando immediatamente alla trasmissione. La richiesta della Montaruli probabilmente ha fatto scattare la lettera di richiamo nei confronti del conduttore di Rai3 contenente in parte le argomentazioni sostenute dalla vicepresidente: di aver “creato un danno nei confronti della Rai” e non aver “rispettato i principi di correttezza”, inoltre il firmatario del richiamo ha aggiunto che la Rai non fornirà a Ranucci l’eventuale copertura legale nel caso Nordio decidesse di sporgere querela. Il ministro, intelligentemente, ha già dichiarato che non ha nessuna intenzione di denunciare.

Il comportamento della presidente del Consiglio Meloni nei confronti dei giornalisti e dell’uso del servizio pubblico è perfettamente in linea con i suoi colleghi sovranisti, populisti, nazionalisti, come Trump e Orban quando era a capo dell’Ungheria. Quello che più sconcerta è la debolezza dell’opposizione, la mancanza di resistenza, il pressapochismo delle denunce, il continuare a frequentare salotti che servono a legittimare il potere meloniano, come Porta a Porta, per non parlare delle trasmissioni di Mediaset. La Rai ha un consiglio di amministrazione che da un anno e mezzo è senza presidente, bloccato dal Governo che non riesce trovare un accordo; la Commissione di Vigilanza è praticamente inutile per l’ostruzionismo dei partiti di maggioranza; dall’ 8 agosto 2025 è in vigore l’European Media Freedom Act che dovrebbe servire a tutelare il pluralismo e l’indipendenza dei media, proteggendo i giornalisti da ingerenze politiche, la Rai avrebbe dovuto essere riformata con una legge per rende il servizio pubblico, come richiesto dalla UE, indipendente dai partiti.

Se veramente si vuole liberare l’articolo 21 della Costituzione per rendere il lavoro dei giornalisti libero ed indipendente bisogna cominciare cambiando le politiche antitrust e il pluralismo editoriale per impedire concentrazioni eccessive di media. Dando maggiori tutele ai giornalisti per proteggere le fonti e impedendo le querele ad uso intimidatorio. Gran parte dell’informazione passa dai social e dai motori di ricerca, è importante rendere indipendente le piattaforme digitali, per fare ciò servono regole precise in grado di far diventare gli algoritmi trasparenti per evitare la manipolazione delle notizie. I cittadini vanno tutelati, bisogna educarli all’uso dei media e dei social, cominciando dalla scuola, per far sì che siano in grado di distinguere tra quelli affidabili da quelli di propaganda e disinformazione.


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