Giornalismo sotto attacco in Italia

Ecco perché è necessario scendere in piazza. Per Report e contro l’asfissia di Telemeloni

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Cosa aspettano le opposizioni a scendere in piazza contro la distruzione di quello che resta della Rai, il sequestro della vigilanza, lo smantellamento di Rai 3, il tentativo di espellere report e non solo, l’abrogazione del Media Freedom Act ad appena un anno dalla sua approvazione?
Forse non é chiaro che quanto sta accadendo é connesso con la legge elettorale, gli imbavagliatori vogliono approvare la legge elettorale a colpi di voto di fiducia, poi correre alle elezioni, nel frattempo vogliono espellere le ultime diversità da telemeloni, come annunciato in modo pubblico dall’amministratore delegato Rossi.
Cosa significa levare la tutela legale a Sigfrido Ranucci, dopo  la querela-sequestro annunciata dal signor Cipriani, identica a quella scagliata contro Il Fatto?
Sperano che Ranucci e la sua squadra, giustamente esasperati, si dimettano, liberino lo spazio per gli amici degli amici.
Che senso ha espellere dai palinsesti un programma storico qual è Caterpillar, oppure Stefano Bollani e Valentina Cenni? Per non parlare di Stefano Massini, che forse ha la colpa di ridare memoria della loro matrice.
Il tutto accade mentre, nonostante gli appelli del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, hanno sequestrato la commissione di vigilanza, impedendo qualsiadi dibattito nelle sedi istituzionali.
A questo quadro desolante si aggiunga che, il prossimo otto agosto, sarà passato un anno dalla approvazione del Media Freedom Act e da allora sono aumentate le querele bavaglio, le minacce verso i cronisti, per non parlare del servizio pubblico, ancor più sotto il controllo dell’esecutivo.
Il giorno 30 giugno si svolgerà a Roma una grande assemblea, promossa dai costituzionalisti e da Articolo 21 sulla legge elettorale (ore 15 al  Teatro de Servi) In quella sede lanceremo la proposta di occupare la sede della vigilanza, di portare sotto le sedi della Rai chi vuole contrastare la truffa elettorale e mediatica; e proporremo altresì di organizzare una protesta davanti alla sede della Commissione europea per chiedere conto del complice silenzio sul Media Freedom Act.
Non è più il tempo di attendere incerti, opportunisti, complici.

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