Emfa, la grande incompiuta

«La parola come arma che può salvare»: il professor Eugenio Mazzarella racconta della proposta di dedicare il Premio Nobel per la Pace ai bambini della Striscia di Gaza

0 0

La filosofia e la parola come «un’arma, ma che può salvare», se usata contro «la lingua della menzogna, oggi la post verità, e dell’odio». Eugenio Mazzarelladocente di Filosofia alla Federico II di Napoli, in questa torrida estate, dove la crudeltà della guerra non va in vacanza, ha agito d’istinto e due giorni fa ha consegnato al quotidiano “Avvenire”, la proposta di assegnare il Premio Nobel per la Pace ai bambini della Striscia di Gaza. Una provocazione per risvegliare le coscienze politiche sulla tragedia di un popolo martirizzato e bloccato in un limbo infernale, dove in una presunta pace continuano a morire civili, soprattutto bambini: sono 300 innocenti uccisi, in 300 giorni. Secondo i dati dell’Unicef ne muore uno al giorno, anche per malnutrizione, mancanza di medicine, acqua sporca. Bambini, adolescenti ai quali è negata la spensieratezza, figuriamoci la scuola…

La proposta del filosofo ha impazzato sui social, sono state migliaia le adesioni nel giro di poche ore, tanto da costringere il quotidiano a dedicare un indirizzo di posta elettronica all’iniziativa (si può firmare inviando una mail a  petizione.gaza@avvenire.it),

Intanto da Gerusalemme è arrivato ad Avvenire il sostegno di padre Ibrahim Faltas, frate francescano e direttore delle scuole della Custodia di Terra Santa. Secondo Faltas, questo riconoscimento servirebbe a ricordare la sofferenza dei bambini vittime delle guerre e a difendere il loro diritto alla pace e a un futuro migliore.

 

La candidatura rappresenta tutti i bambini innocenti colpiti dai conflitti, non solo quelli di Gaza, ma anche israeliani, ucraini, russi, iraniani e sudanesi. A Gaza, infatti, moltissimi bambini sono stati uccisi, feriti, mutilati, sfollati o hanno perso i genitori.

La proposta era stata presentata un anno fa in Senato dall’associazione “L’isola che non c’è” di Latiano e ha raccolto numerose adesioni, tra cui quelle di diversi sindaci pugliesi e di molti intellettuali italiani. 

Sebbene il Nobel non possa essere assegnato direttamente a un popolo, la candidatura può essere presentata da una persona o da un’organizzazione. Per padre Faltas, premiare i bambini di Gaza sarebbe un gesto di verità e giustizia e un modo per ricordare che la guerra porta sofferenza, mentre la pace offre un futuro.

Tra le tantissime adesioni, hanno firmato  l’appello tante personalità del mondo della cultura, del giornalismo e della politica, tra queste:  Elly Schlein, Pier Luigi Bersani, Massimo Cacciari, Luigi Manconi, Stefano Zamagni, Livia Turco, Andrea Orlando, Sandro Ruotolo e Matteo Ricci.

Professor Mazzarella, si aspettava una risposta così ampia alla Sua iniziativa? 

Onestamente no. Scrivere una lettera ad Avvenire mi è venuto da una difficoltà emotiva personale a cominciare vacanze, pensando che l’estate avrebbe, per ovvi motivi, dato una mano all’omertà dell’omissione della politica innanzitutto su questa grande tragedia. Ho fatto quel che forse so fare, prendere la penna e scrivere, anche mentre tanti che hanno in mano la penna per professione tacevano o peggio compiacevano. Sarà la sincerità di una scrittura emozionale che mi è venuta naturale, sarà l’autorevolezza anche morale del giornale su cui ho scritto, è partito un profluvio di adesioni dalla società civile, cui si sono aggiunte subito, devo dire, autorevoli esponenti politici, amplificando il tutto. Il che ovviamente mi ha fatto piacere. Avvenire ha dovuto creare una casella di posta dedicata perché le e-mail della direzione si sono intasate per le migliaia di messaggi.

 

 La petizione ha suscitato anche reazioni critiche. Come risponde a chi teme che l’attenzione sui bambini di Gaza finisca per oscurare la sofferenza dei bambini israeliani?

 

Trovo inqualificabile e pretestuosa la presa di posizione del presidente della comunità ebraica di Milano, con l’accusa infamante e diffamatoria che si tratti di “razzismo morale” che discrimina i tanti bambini morti per le guerre e i bambini israeliani trucidati da Hamas il 7 ottobre. Se avessero letto (ma in realtà lo hanno letto eccome) l’articolo su Avvenire in cui si spiegava che la proposta non esclude nessuno, ma riguarda la pace di cui hanno bisogno tutti i bambini per non morire, avrebbero potuto risparmiarsi il tentativo, per altro inutile, di delegittimare l’iniziativa. Si sono solo coperti di ridicolo.

 

Perché ha scelto proprio il Premio Nobel per la Pace per questa proposta?

 

Perché questi bambini, soprattutto i trecento morti nei trecento giorni del fantomatico Board of Peace, sono morti di pace promessa e non avuta.  Il Nobel della pace mancata sarebbe anche una mea culpa per quello che come comunità internazionale non abbiamo saputo o voluto fare.

 

È significativo che questa iniziativa sia partita da Napoli, città dei porti aperti e dell’accoglienza, ma anche medaglia d’oro alla Resistenza per le Quattro Giornate del 1943. Quanto c’è dello spirito di questa terra nella Sua scelta?

 

Certamente, ma voglio evitare un terreno di discorsi che dovrebbe unire e che invece ancora divide. Mi farebbe piacere però che su questa proposta la mia città prendesse una posizione pubblica, che la sostenesse.  Mi auguro che lo faccia, ma tocca alle istituzioni deputate.

 

Che cosa può fare un filosofo davanti a una tragedia come quella di Gaza? Qual è oggi il ruolo della filosofia?

 

Prendere la parola. È una verità ed anche un adagio che la lingua ne uccide più della spada. La lingua della menzogna, oggi la post verità, e dell’odio. Ma è altrettanto vero che la lingua ne può salvare, e lo fa sempre più della spada. “Non uccidere” è una presa di parola, ed è una presa di parola il diritto internazionale, la diplomazia, la lingua del compromesso che riconosce agli altri le proprie ragioni, la parola, che è azione, della fraternità. Io sono tra quelli che pensare che la filosofia è il proprio tempo appreso in pensieri, e Gaza è tra le cose da apprendere per cambiare oggi.

 

Benjamin Netanyahu ha respinto il nuovo piano di pace proposto da Donald Trump. Come legge questa decisione e cosa rivela, secondo Lei, sul rapporto tra politica e ricerca della pace?

 

La conferma che la linea strategica della politica israeliana, purtroppo appoggiata dalla maggioranza della società israeliana, è negare ogni diritto sostanziale alla nazione palestinese, facendosi scudo della protezione USA e dell’inerzia europea.

 

In questa guerra si parla anche di un vero e proprio “giornalisticidio”. Il CPJ la considera la guerra più letale mai registrata per i giornalisti, mentre alla stampa internazionale continua a essere impedito l’ingresso autonomo a Gaza. Crede che anche impedire di raccontare ciò che accade contribuisca a oscurare la verità?

 

L’anno scorso di questi tempi lanciavo una proposta a tutti i parlamentari europei italiani di un fondo europeo per assicurare vita e studi agli orfani dei 275 ad allora giornalisti palestinesi uccisi a Gaza, perché non ci facessero sapere quel che succedeva. Il Presidente Conte se ne fece subito carico ufficialmente con il suo gruppo in Europa, fu ripresa da qualche singolo parlamentare del Pd, a cominciare da Sandro Ruotolo, ma sulla stampa italiana la cosa non prese piede. Ed è finita lì, credo. Certamente c’è un “giornalisticidio”, ma forse anche qualche distrazione di troppo nella stessa stampa. Giudichi lei.


Iscriviti alla Newsletter di Articolo21

Articolo21
Panoramica privacy

Questo sito Web utilizza i cookie in modo che possiamo fornirti la migliore esperienza utente possibile. Le informazioni sui cookie sono memorizzate nel tuo browser ed eseguono funzioni come riconoscerti quando ritorni sul nostro sito Web e aiutare il nostro team a capire quali sezioni del sito Web trovi più interessanti e utili.

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.