A Genova, per garantire la sicurezza dell’ordine pubblico, sono serviti due agenti della Digos in borghese per rimuovere un lenzuolo appeso all’ingresso della scuola primaria Daneo. Sopra c’erano scritte sei parole ripassate a pennarello dai bambini, «Qui nessuno è straniero».
Nessuna sigla eversiva, nessuna minaccia all’ordine democratico. Soltanto un messaggio d’accoglienza pensato da genitori e bambini nel cuore di una comunità che l’integrazione la vive ogni giorno. Eppure la macchina della censura si è mossa con precisione chirurgica, tra sopralluoghi, rimozione e bonifica. Un’operazione che ricorda molto da vicino quella di vecchia matrice dell’OVRA.
La giustificazione formale è la solita, mancava l’autorizzazione. Come se per applicare l’uguaglianza dentro una scuola servisse il permesso della Questura. È la vigliaccheria di una burocrazia che usa i cavilli per fare repressione politica e coprire la propria intolleranza.
Gino Strada lo diceva senza usare il linguaggio felpato delle istituzioni, «i diritti degli uomini devono essere di tutti gli uomini, proprio di tutti, sennò chiamateli privilegi». Mandare la polizia a staccare quel lenzuolo serve a spiegare a quei bambini un concetto diverso, che fuori da quella porta qualcuno vale meno degli altri.
In questa storia non c’è alcun rigore istituzionale. C’è solo un potere miserabile che manda gli agenti a fare la guerra ai pennarelli. E la vergogna di chi ha firmato quell’ordine.
