A quasi un mese dall’inizio delle proteste davanti alla sede del governo a Tirana, il clima politico in Albania resta fortemente teso. Le manifestazioni, guidate in larga parte da giovani, continuano a denunciare quello che l’opposizione definisce un sistema di governo segnato da mancanza di trasparenza, concentrazione del potere e intrecci tra interessi pubblici e privati.
Al centro dello scontro politico resta la figura del Primo Ministro Edi Rama, accusato dall’opposizione di aver trasformato il rapporto tra Stato e cittadini in una dinamica opaca, dominata – secondo i manifestanti – da corruzione sistemica e scarsa rendicontazione istituzionale.
In questo contesto, abbiamo intervistato il vicepresidente della Partia Demokratike e capogruppo parlamentare dell’opposizione, Gazment Bardhi, per analizzare le ragioni della protesta e il significato politico delle contestazioni in corso.
Intervista a Gazment Bardhi, presidente del gruppo parlamentare del Partito Democratico e vicepresidente del Partito Democratico
La protesta contro il resort legato a Jared Kushner riflette un problema più profondo di mancanza di trasparenza e influenza degli interessi privati nelle decisioni pubbliche?
Sono ormai passate tre settimane dall’inizio della protesta, e il suo messaggio resta immutato: una larga parte dei cittadini albanesi rifiuta un modello di governo in cui le decisioni pubbliche, secondo l’opposizione, sarebbero condizionate da corruzione e da legami con il crimine organizzato.
L’unico a insistere sulla narrativa legata a Jared Kushner è il Primo Ministro Edi Rama. È lui che tenta di presentarlo come elemento centrale del progetto, mentre la società coinvolta ha già smentito ogni partecipazione diretta a Zvërnec. Questo tentativo, secondo l’opposizione, servirebbe a distogliere l’attenzione dal vero nodo politico della protesta: la mancanza di trasparenza e la gestione opaca del potere.
La protesta non riguarda quindi un singolo progetto, ma un sistema. Per questo i manifestanti, in gran parte giovani, chiedono le dimissioni di Edi Rama.
Questo progetto rappresenta un test per lo Stato di diritto in Albania o viene trattato come un’eccezione per via della presenza di investitori stranieri?
Con Edi Rama alla guida del governo, lo Stato di diritto non è mai stato pienamente rispettato. Non si tratta di un caso isolato o di un test: è la conferma di un metodo di governo che l’opposizione definisce basato sulla gestione personale dello Stato.
Un esempio emblematico è il progetto del Porto di Durazzo, affidato all’imprenditore Mohamed Alabbar. È stato presentato come un investimento da 2 miliardi di euro e come uno dei più grandi progetti infrastrutturali della storia del Paese. Tuttavia, secondo le critiche dell’opposizione, la realtà sarebbe diversa: problemi tecnici, dubbi sulla sostenibilità finanziaria e mancanza di trasparenza sui capitali utilizzati.
Il punto centrale, però, non è solo il singolo progetto, ma l’assenza di un sistema di controllo e di rendicontazione istituzionale. Ogni richiesta di chiarimento, secondo l’opposizione, viene respinta.
L’Albania rischia di compromettere il processo di integrazione europea?
L’integrazione europea non è messa a rischio da un singolo investimento o progetto, ma da un sistema in cui la corruzione diventa metodo di governo e il crimine organizzato riesce a influenzare settori dell’economia.
Un ulteriore elemento critico è il funzionamento del Parlamento, che secondo l’opposizione viene utilizzato per proteggere figure politiche da eventuali procedimenti giudiziari. Questo indebolisce il principio di responsabilità istituzionale e allontana il Paese dagli standard europei.
La presenza di figure internazionali e investitori stranieri può influenzare il rispetto delle regole in Albania?
Il problema non è la nazionalità degli investitori. Mohamed Alabbar non è un caso isolato, così come non lo sono altri progetti definiti “strategici” sviluppati negli ultimi anni in Albania.
Il punto è l’assenza di trasparenza: nessuna vera consultazione pubblica, nessuna piena rendicontazione e nessun controllo istituzionale efficace.
In oltre dieci anni di governo, secondo l’opposizione, non esiste un esempio concreto di trasparenza completa nei grandi progetti infrastrutturali o immobiliari. Per questo, il problema non è un singolo nome, ma un modello di governo che concentra il potere decisionale e riduce gli strumenti di controllo democratico.
La retorica degli “investimenti strategici” viene utilizzata per evitare il dibattito pubblico e il controllo istituzionale?
La legge sugli investimenti strategici, nata come strumento temporaneo per attrarre capitali esteri, è stata progressivamente trasformata in uno strumento politico ed economico.
Secondo l’opposizione, essa ha finito per favorire pochi soggetti vicini al potere, aggirando procedure ordinarie di trasparenza e concorrenza. Anche l’Unione Europea ha sollevato criticità su questo modello, inserendo la revisione della normativa tra le condizioni del processo di adesione.
