“Quanto pesano le ingiustizie? Qual è il loro prezzo?
E chi lo ha pagato, nel corso della storia?
Bisogna pur partire da una data.
Eccola: 12 luglio 1944.
Siamo a Sant’Anna di Stazzema, poche case sparse nell’entroterra della provincia di Lucca.
Questa storia parte da una fotografia in bianco e nero, leggermente sfuocata.
Ritrae un gruppo di bambini che giocano festosi davanti al parco della scuola.
Cantano e ridono felici, si tengono per mano e fanno girotondo.
Le bambine vestite di bianco, con i grembiuli puliti e i cappellini in testa.
I bambini con la camicia, i pantaloni corti e le bretelle.
“Giro giro tondo, casca il mondo, casca la terra, tutti giù per terra…”
Poco prima avevano scritto i loro sogni su fogli di carta.
Poche righe, frasi di bambini che vivono spensierati dentro i loro giochi mentre intorno la guerra dei grandi distrugge e divide il mondo.
“Sogno, sogno di fare il dottore per aiutare le persone. Sogno, sogno di diventare vecchio come mio nonno e mia nonna. Sogno di vedere il mondo. Sogno e ancora sogno di correre nel bosco con il mio cagnolino…”
12 agosto 1944.
Proprio un mese dopo, quei sogni di bambini vengono infranti da qualcosa più grande di loro, qualcosa che ha a che fare con la morte e la violenza dei grandi.
I razzi illuminano il cielo di rosso.
Arrivano i soldati nazisti del Secondo Reggimento della XVIa divisione Panzergrenadier.
Entrano a Sant’Anna di Stazzema accompagnati da italiani fascisti travestiti da nazisti.
Bruciano le case, devastano le chiese.
Alla fine si contano 475 morti.
Una strage efferata, compiuta contro civili sfollati in fuga dalla guerra, donne, vecchi, contro centoquarantadue bambini con meno di 10 anni.
Anna Pardini è nata solo pochi giorni prima.
Nella piazza principale di Sant’Anna di Stazzema c’è una lapide in sua memoria:
“Anna Pardini, la più piccola dei tanti bambini che la guerra ha qui strappato dai girotondi.”
Quella fotografia di bambini che solo qualche giorno prima correvano e ridevano senza preoccuparsi delle cose del mondo, conserva ancora oggi il senso della storia e della memoria.
Chissa’ se quella fotografia ha mai incrociato gli occhi di Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Ignazio La Russa, seconda carica dello Stato.
Chissa’ se, dopo averla osservata con attenzione, quell’immagine abbia potuto provocare in loro, un moto di rabbia e di vergogna.
82 anni dopo quell’eccidio, del Governo, solo il leader di Forza Italia e vicepremier Antonio Tajani si e’ recato a Sant’Anna e ha parlato, per la prima volta dall’insediamento dell’esecutivo Meloni, davanti ai familiari delle vittime.
Non ha detto molto di piu’ di quello che gia’ conoscevamo.
Quella di Sant’Anna fu una strage nazista dove i fascisti furono complici.
Ma si e’ dimenticato che le stragi furono oltre tremila, in Italia, in Grecia, nei Balcani, e che i 695 faldoni con i nomi degli assassini vennero archiviati in modo illegale il 14 gennaio 1960 dall’allora Procuratore Generale Militare Enrico Santacroce, poi rinvenuti nel 1994 nel cosiddetto “armadio della vergogna”, in un ammezzato di Palazzo Cesi-Gaddi, nel centro di Roma.
Tajani non ha citato trentamila morti civili, settantamila militari, trucidati a Cefalonia, Spalato, Rodi, alle Fosse Ardeatine a Roma, seicentomila internati militari trasferiti nei campi di lavoro e di concentramento nazifascisti.
Perche’ la Storia va raccontata tutta, altrimenti la verita’ resta monca.
