Emfa, la grande incompiuta

Andy Rocchelli, una mostra di fotografia etica e di richiesta di giustizia

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Non c’era posto più adatto per ospitare una mostra fotografica di Andy Rocchelli, il fotoreporter ucciso in Ucraina nel 2014, insieme al suo amico/collaboratore/traduttore Andrej Mironov.
La mostra con 24 fotografie fa parte del Festival della Fotografia Etica di Lodi. Per la precisione del Circuito Off-FuoriFestival. Se ci pensate Andy Rocchelli rappresenta bene quell’idea di fotografia etica, rispettosa dei soggetti rappresentati, che entra nella loro quotidianità prima di “rubare” uno scatto, che non cerca a tutti i costi lo scoop. E poi, tutto sommato, anche il fatto che sia stata ospitata nel circuito off, rende bene l’idea che per questo genere di fotografia non c’è sempre la ribalta. La mostra, intitolata “Il valore della testimonianza” si potrà vedere fino al 25 ottobre alla Sala Lydia del Castello Bolognini di Sant’Angelo Lodigiano. Troverete anche il QRcode per scaricare il podcast che Agostino Zappia e Enrico Rotondi hanno realizzato sulla vita di Andy. Troverete gli scatti “scenografici” della “rivolta arancione” ucraina e della sua repressione, ma anche quelli più intimi, di donne, bambini, uomini dell’Afghanistan, dell’Inguscezia, della Libia che aspirava a liberarsi di Gheddafi. Troverete anche le fotografie degli ultimi istanti di vita di Andy e Andrej. Difficile soffermarsi senza precipitare nell’abisso dell’emozione, sapendo che quelle facce “tirate” esprimevano il terrore di sentirsi in una trappola mortale. Da lì a pochi secondi.
A cosa servono queste mostre? Qualcuno dirà “a non dimenticare”. Formula abusata. Servono a chiedere giustizia – ha detto Beppe Giulietti in collegamento – quella giustizia che interessi geopolitici stanno allontanando. Come se l’aiuto alle vittime dell’aggressione russa non potesse convivere con la collaborazione delle autorità ucraine per individuare chi, fra i loro soldati, ha ordinato di sparare su Andy Rocchelli e Andrej Mironov. E queste mostre servono anche, come ha detto Gabriele Micalizzi, fotografo e co-fondatore insieme a Andy Rocchelli dell’agenzia Cesura, a indagare su questo mestiere, sempre più precario, senza tutele, eppure così importante se non vogliamo finire risucchiati nella manipolazione dell’intelligenza artificiale.


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