Tra pochi giorni arriverà a conclusione una delle vicende giudiziarie più complesse e, al tempo stesso, emblematiche di quanto sia importante il supporto civico nei processi. E’ fissata per il prossimo 28 settembre l’udienza finale del procedimento sull’omicidio di Giulio Regeni, lo studente rapito al Cairo il 25 gennaio 2016 e ritrovato lungo l’autostrada per Alessandria il successivo 3 febbraio. Arrivare fino al verdetto ormai prossimo a carico di quattro appartenenti a Servizi egiziani è stato un percorso ad ostacoli. I genitori di Giulio, l’avvocata della famiglia, Alessandra Ballerini, il popolo giallo e diversi parlamentari e attivisti hanno seguito ogni singola fase dimostrando come il percorso verso la verità giudiziaria non si snodi solo in aula ma anche fuori. Nell’udienza della requisitoria, il pubblico ministero Sergio Colaiocco, ha chiesto la condanna ad un ergastolo e tre a 17 anni e mezzo di reclusione per gli imputati, mai presenti in aula, al punto che all’inizio del dibattimento la loro irreperibilità nelle notifiche fu oggetto di eccezione, respinta dalla Corte. Nell’ultima udienza, a luglio scorso, l’avvocata Alessandra Ballerini aveva dichiarato: “E’ stato un percorso interminabile, a ostacoli, in salita. Ma siamo resistenti e quindi arriveremo a sentenza a breve”.
Una battaglia che fino all’ultimo si sta scontrando perfino con ricostruzioni fantasiose, prive di supporti oggettivi, anzi contraddette dagli elementi raccolti. Gli avvocati della difesa hanno sostenuto, tra l’altro, che il ricercatore sarebbe stato sequestrato da un gruppo terroristico e che l’Egitto avrebbe invece collaborato con la magistratura italiana durante le indagini.
Il 28 settembre, come per tutte le altre udienze, è atteso in piazzale Clodio il presidio del popolo giallo a sostegno della famiglia e della collettiva richiesta di verità e giustizia per Giulio e per tutti i Giulio e le Giulie del mondo, contro i depistaggi, ii ritardi, le menzogne e l’orrore dei regimi.
