Sei qui:  / Articoli / Interni / Carabiniere ucciso a Roma. Urge una riflessione, anche culturale. E la certezza della pena

Carabiniere ucciso a Roma. Urge una riflessione, anche culturale. E la certezza della pena

 

“Me l’hanno ammazzato”.
Sono le terrificanti parole della moglie del Carabiniere, Mario Cerciello Rega, brutalmente ucciso in pieno centro a Roma.
E’ urgente fermarci a riflettere su cosa stia accadendo nel nostro Paese.
I delinquenti non hanno nessuna paura dello Stato, non ‘rispettano’ le Forze dell’Ordine.
Mario Cerciello Rega, è il secondo carabiniere ucciso in servizio negli ultimi 4 mesi in Italia. Il 13 aprile scorso Vincenzo Carlo Di Gennaro, vice comandante della Stazione di Cagnano Varano, era morto dopo 3 colpi di pistola sparati da un pregiudicato nella piazza del paese.
Poco più di un mese fa sempre, a Roma, un poliziotto è stato accoltellato, fortunatamente senza conseguenze gravi, durante un controllo. L’aggressore, già noto alle forze dell’ordine, probabilmente era sotto l’effetto di stupefacenti.
Mario Cerciello Rega, Vincenzo Carlo Di Gennaro.
Urge una riflessione, anche culturale.
Penso, ad esempio, al cantante neomelodico Niko Pandetta che, nonostante le sue condanne, è l’idolo di tanti ragazzini. Penso ai tre che erano in macchina, a Vittoria, con l’omicida dei due bimbi (Saro Greco) che sono scappati senza soccorrere i piccoli Alessio e Simone e che, oggi, sono tranquillamente in giro per i locali della città.
Spieghiamo ai ragazzi, nelle scuole, il ruolo centrale di chi indossa una Divisa, di chi amministra la Giustizia, di chi ci rappresenta. Spieghiamo loro che il rispetto delle regole è fondamentale per vivere civilmente.
Se si continuano ad attaccare le Istituzioni, se non si abbassano i toni e non si torna ad essere tutti uniti su fatti così gravi, se non si fa qualcosa contro la corruzione dilagante, questo è il risultato.
Dobbiamo rispettare le Forze dell’Ordine, i Magistrati. Dobbiamo rispettare il loro lavoro.
Non serve l’odio dilagante che sto vedendo sui social, serve un’unica cosa: la certezza della pena. Chi sbaglia deve pagare, a prescindere dalla nazionalità o dal colore della pelle.
Il nostro non può essere il Paese in cui uccidi una persona e tanto poi, fra sconti di pena, cavilli giuridici, permessi premio, ti fai appena qualche anno di carcere.

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati con (*).

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.