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Chiusura indagini per Borzi e Bonazzi: inaccettabile attacco alla libertà di stampa

 

La notizia di oggi sull’avviso di chiusura indagini a carico dei giornalisti Nicola Borzi, all’epoca firma del Sole24Ore, e Francesco Bonazzi, de La Verità, è  di estrema gravità ed è solo l’ultimo atto di una vicenda che si dimostra un deliberato attacco alla libertà d’informazione e al diritto dei cittadini di essere informati.

Ricordiamo che Borzi e Bonazzi avevano scritto, nel novembre 2017, dei conti correnti aperti presso Banca Nuova, gruppo Popolare di Vicenza, dalla Presidenza del Consiglio e dai Servizi segreti. Un giro di operazioni per oltre 600 milioni di euro tra il 2009 e il 2013, una storia che ha il sapore di tante, troppe storie del recente passato che hanno visto protagonisti apparati deviati e depistaggi. Una inchiesta rilanciata e approfondita anche da Report, nel servizio di Paolo Mondani “L’apostolo dell’antimafia”.

Il 17 novembre 2017 la Guardia di Finanza, su disposizione del procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone, acquisisce da Bonazzi una chiavetta con i documenti collegati allo scoop; lo stesso dovrebbe fare con Borzi che però si vede prelevare il disco rigido del suo computer di redazione a Milano dai finanzieri che sequestrano così archivio, email, numeri di telefono. Cioè documenti della cui riservatezza, anche nei confronti degli uffici inquirenti, un giornalista è, per deontologia, responsabile.

Ora arriva anche l’imputazione da parte del pm Sergio Colaiocco e del procuratore aggiunto di Roma Francesco Caporale. Il reato contestato è rivelazione di segreto di Stato per aver ottenuto l’elenco dei pagamenti a personale di Dis, Aisi e Aise. E si attende la richiesta di rinvio a giudizio, per un  reato che, in caso di condanna, può significare una reclusione non inferiore a cinque anni. Semplicemente inaccettabile in qualsiasi paese che pretenda di definirsi democratico.

Non si tratta, purtroppo, di un caso isolato: lo scorso settembre il giornalista di Repubblica Salvo Palazzolo, di prima mattina, subisce perquisizione e sequestro di tutti i sui dispositivi, telefono, pc di casa e in redazione, persino il tablet del figlio. La motivazione ufficiale riguardava il processo a carico di tre poliziotti per depistaggio sulla strage di via d’Amelio. Ma Palazzolo all’epoca stava lavorando anche sul caso della nave Diciotti, che oggi vede coinvolto, in una richiesta di autorizzazione a procedere, il ministro dell’interno Salvini.

L’attacco contro Borzi e Bonazzi riconferma la volontà sistematica di tacitare ogni spazio d’informazione corretta, coraggiosa e non succube delle veline dei potenti e degli apparati più oscuri dello Stato. Articolo 21 è al fianco dei cronisti che, con queste azioni, si cerca di tacitare, in violazione di ogni legge, nazionale e internazionale, e dei cittadini che si vedono negati i diritti sanciti dalla Costituzione.

Riteniamo urgente un confronto con i rappresentanti della Magistratura che, nell’indipendenza dei suoi poteri, risponde però a un organo, il Csm, presieduto dallo stesso Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ripetutamente ha richiamato al ruolo insostituibile dei giornalisti e alla necessità di garantire tutela e rispetto agli organi d’informazione.

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