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Alla Rai superato ogni limite

 

La parola lottizzazione è stata coniata per la Rai nel lontanissimo 1967 da Alberto Ronchey. Nessuno dunque dovrebbe scandalizzarsi troppo per la becera spartizione attuata da questo governo (che però predicava e ha il coraggio di predicare ancora sostenendo di essere “il nuovo”), ma questa volta ci sono due differenze che è difficile far capire ai non addetti ai lavori ma che dovrebbero essere note invece a tutti i cittadini, cioè a tutti coloro che pagano un canone per avere un servizio pubblico radiotelevisivo.

La prima questione, forse meno rilevante ma pur sempre contra legem, è che il presidente, secondo la normativa attuale, dovrebbe avere un ruolo di garanzia – quindi non essere dichiaratamente di parte – ed essere nominato dal consiglio di amministrazione di cui fa parte.

La seconda questione, assolutamente unica nella storia della Rai e di rilevanza politica enorme, è che il presidente, impropriamente indicato direttamente dal governo, non solo è ufficialmente e macroscopicamente di parte e non di garanzia, ma si tratta di persona dichiaratamente e pubblicamente antagonista dei principi basilari dello stato repubblicano.

Qui la questione non è di potere, di posti, di mantenimento degli organici, di qualità dei programmi, temi essenziali ovviamente. Qui c’è, per la prima volta nella storia dell’azienda di servizio pubblico, un presidente dichiaratamente sovranista, contrario all’ordinamento istituzionale sancito dalla Costituzione e all’Unione Europea di cui l’Italia è paese fondatore, che ha definito letteralmente “disgustoso” l’attuale presidente della repubblica (solo 2 mesi), che ha avallato le peggiori fake news di matrice neofascista, quelle rilanciate da Casa Pound, che collabora regolarmente con Russia Today e si è sempre schierato a favore di Putin, che ha rilanciato la campagna antiscientifica contro i vaccini, che insulta regolarmente attraverso i social tutte le opposizioni politiche e sociali.

Tutti, ma proprio tutti, coloro che, in modo organizzato o singolarmente, possono far sentire la loro voce in difesa di un servizio pubblico che abbia almeno un presidente in linea con il dettato costituzionale di questo paese deve farsi sentire adesso, in queste ore, in questi giorni. La politica può ancora fermare questo scempio in commissione di vigilanza, i presidenti di Camera e Senato possono esprimersi su questa vergogna, ma ancora una volta, come dice Saviano, tutti quelli che possono farlo non devono tacere.

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