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Terzo Festival Diritti umani: occhi e speranze rivolte al pianeta

 

“TuttiXTerra”. Ma questa volta non è un gioco. Parte da una chiamata a raccolta – che è poi una basilare presa di coscienza – la terza edizione del Festival dei Diritti Umani, in programma dal 20 al 24 marzo 2018 alla Triennale di Milano, presentata mercoledì in Cascina Cuccagna e dedicata quest’anno al tema dell’ambiente, declinato nell’ottica del nostro diritto, e soprattutto di quello delle generazioni future, di vivere un pianeta ospitale e sostenibile. Il Festival si pone, però, l’obiettivo di superare la tradizionale impostazione con cui viene affrontata la questione ambientale, ridotta spesso ad un drammatico elenco di notizie destinate a dipingere scenari apocalittici sulle sorti del pianeta. Ciò che vuole fare questa edizione del Festival dei Diritti Umani, stando alle parole del suo stesso direttore Danilo De Biasio, è invece dimostrare che «non inquinare, non monopolizzare l’acqua, non rubare la terra agli indigeni fa bene all’economia».
Se è vero, infatti, che la Terra è preda ogni giorno di comportamenti che ne sfregiano l’immagine e ne impoveriscono il cuore, di cui siamo protagonisti noi stessi che la abitiamo, è altrettanto evidente come a questo riconoscimento debba seguire la convinzione che curare e salvare il pianeta sia una scelta non solo di opportunità, ma anche di felicità.

La felicità della scoperta, o della riscoperta. Come quella dei «nuovi montanari» citati nell’evento in Cascina Cuccagna dallo scrittore Paolo Cognetti, premio Strega nel 2017 con un romanzo che vedeva come protagonista proprio quelle montagne che, da qualche tempo, un numero sempre crescente di ragazzi ha ripreso a popolare, compiendo «la scelta eroica» di lasciare la città per trasferirsi in questi spazi magnifici abbandonati. Spesso, però, questi movimenti non sono volontari ma forzati, come nel caso dei tanti profughi ambientali costretti a scappare se non proprio a migrare in altri paesi per i pericolosi effetti del cambiamento climatico: «Un tema attuale e concreto, e non un’ipotesi futura. Si tratta di persone che vivono in stato di insicurezza e alle quali bisogna garantire protezione», ha dichiarato in un intervento a distanza Carlotta Sami, portavoce per il Sud Europa dell’UNHCR.

«Agire per le coscienze», ha sintetizzato Paolo Anselmi, consigliere nazionale di WWF Italia, sottolineando l’importanza di fare capire ai più giovani come un nuovo modello di sostenibilità sia mirato a «riconquistare il bello». Una funzione educativa che il Festival tenta di fare propria confermando, anche quest’anno, l’ampio spazio riservato agli studenti delle scuole superiori, a cui saranno dedicati gli appuntamenti mattutini con proiezioni di documentari, testimonianze dirette, reportage e “buone pratiche”.

Poi dal pomeriggio fino alla sera, la ricca offerta di dibattiti, mostre fotografiche e film, con ospiti che da ogni parte del mondo porteranno storie, visioni e speranze di cambiamento. Istanze destinate a chi detiene il potere politico ed economico. Perché lo slogan del Festival dei Diritti Umani 2018 parla chiaro: “Una. Per tutti. Non per pochi”. Sfruttare, inquinare e devastare l’ambiente significa, infatti, avvantaggiare un gruppo ristretto di soggetti a danno di comunità di individui o intere aree. Significa mettere in pericolo diritti elementari come la salute, il cibo, la vita. Perché, come diceva uno slogan di qualche tempo fa, di Terra ne abbiamo una sola.

L’ingresso agli eventi è libero, fino ad esaurimento posti. Il programma completo, i materiali e tutte le informazioni utili sono disponibili sul sito www.festivaldirittiumani.it.

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