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Sueño y diseño: Federico Fellini in mostra a Madrid

 

In una intervista trasmessa nel programma Omnibus della BBC  con il titolo “Real dreams into the dark with Federico Fellini” (Sogni reali nel buio con F.F.), il regista aveva dichiarato: «I miei film possono probabilmente suggerire diverse interpretazioni proprio perché non sono protetto, sostenuto, guidato da nessuna ideologia. Né nel senso religioso, né in quello politico. Sono veramente un cantastorie, uno a cui piace raccontare delle storie, e facendolo parto da un sentimento, non da un’idea, e tanto meno da una ideologia. Parto da ricordi personali, da suggestioni, da personaggi che ho incontrato … da nostalgie, da presentimenti. Ma ogni volta sono al servizio del film che sto raccontando, completamente, con tutta la mia fantasia … con quello che mi sembra di aver capito, o non capito, della vita … Cercando di vedere dove quel racconto vuole andare e come, soprattutto, vuole essere raccontato».

Fu con tale spirito che Fellini accettò nel 1992 di realizzare gli spot pubblicitari per un istituto di credito che, in occasione di una forte espansione di gruppo, aveva bisogno di coronare la potente architettura finanziaria con una vistosa campagna mediatica di alto profilo. Chi più di Fellini avrebbe assicurato all’iniziativa la visibilità desiderata!

Nonostante la nota idiosincrasia per la pubblicità televisiva, il regista aveva accettato la proposta. Non solo, ma scelse come soggetti certi suoi sogni piuttosto angoscianti che, tradotti in chiave farsesca, avrebbero potuto funzionare da ottimo richiamo. Specialmente se interpretati da Paolo Villaggio, un attore comico sui generis con cui l’autore aveva stabilito  rapporti di affettuosa simpatia durante la realizzazione di La voce della Luna.

Federico affondò senza scrupoli le mani nel proprio deposito onirico, convinto anche in questo caso, che la strada migliore fosse di affidarsi al proprio vissuto, cioè a quelle visitazioni notturne in cui il senso di colpa generava storielle opprimenti. Il protagonista dei filmati, un marito infedele afflitto da cattiva coscienza, si svegliava di soprassalto con il batticuore, strangolato dall’ansia. Ma il suo psicanalista, durante le sedute terapeutiche, ne fugava gli inquietanti fantasmi.

Lo straordinario materiale visivo che aveva accompagnato la lavorazione dei filmati, fu raccolto nel 1997 in una mostra intitolata Gli ultimi sogni di Fellini, con esordio a Borgo Pace sulle Alpi della Luna, e successive uscite a Venezia, Reggio Calabria, Messina e persino Wolksburg, in Germania. Ora, a venti anni di distanza, viene ripresentato in Spagna grazie al Círculo de Bellas Artes  di Madrid con il titolo FELLINI SUEÑO Y DISEÑO, con un nuovo allestimento e un catalogo ripensato di sana pianta. Anche perché  l’evento si è arricchito per l’occasione di ulteriori contributi, in gran parte inediti: a fianco del corredo grafico già esistente e delle fotografie di scena di Mimmo Cattarinich conservate dalla Cineteca Comunale di Rimini, vengono esposti ben 32 disegni originali tra bozzetti, caricature e schizzi preparatori, provenienti dalla collezione di Antonello Geleng, scenografo dei filmati.

Il merito dell’iniziativa va ricondotto a Juan Barja, filosofo, esperto d’arte, gran letterato, e direttore del Circulo de Bellas Artes, che ha voluto riservare al Maestro italiano uno spazio eminentemente pittorico, mettendo a disposizione la prestigiosa Sala Goya che occupa quasi interamente il piano nobile della imponente struttura.

L’esposizione propiziata da Lidija Šircelj, felliniana di antica fede oltre che vicedirettore dell’ Istituto, e coordinata da Laura Manzano direttrice della programmazione, è stata allestita dall’art director Eloy Martinez de la Pera con tocco di poetica intimità. La mostra si presenta avvincente e di facile lettura al primo colpo d’occhio; ma appena scalfita la superficie, offre al visitatore una  sofisticata segnaletica ipertestuale con cui orientarsi nella originalissima poetica dell’artista riminese, aprendo un solido varco di accesso a temi ben più profondi in cui spaziare. offre

Gli schizzi preparatori di Fellini, presenti nello spazio espositivo e nelle 165 pagine di catalogo, comprendono anche la figura di uno psicanalista che ricorda da vicino Ernst Bernhard, allievo di Carl Gustav Jung, al quale Federico attribuiva una profonda influenza sulla propria esistenza.

A Fellini fu proposto un raddoppio del compenso (si parlava di miliardi di vecchie lire) se si fosse prestato a interpretare di persona la parte del terapeuta, diventando di fatto il testimonial della banca. Ma l’autore si sottrasse con irremovibile eleganza e chiamò ad interpretarla Fernando Rey, celebre attore di Luis Buñuel.

Lo schema narrativo era uguale per ogni spot: il protagonista sognava di trovarsi nel bel mezzo di una gratificante avventura ‘erotica’ che, all’improvviso, gli si rivolgeva catastroficamente contro. Si svegliava di soprassalto assalito da oscuri sensi di colpa; ma lo psicanalista riusciva a dissolvere ogni angoscia attraverso argomenti semplici e definitivi, concludendo con una geniale capriola: «Io non sono un esperto di finanza, ma se lei metterà i suoi risparmi in una banca sicura, potrà dormire “sonni tranquilli”».  Seguiva il finale nel quale l’interprete, in pigiama e del tutto simile a un personaggio dei cartoon, si tuffava letteralmente nel bel lettone morbido sistemato nel sontuoso salone centrale della banca, invitando gli spettatori a seguire il proprio esempio.

Nel primo sketch, Il dejuner sur l’herbe, la ragazza del peccato era impersonata dalla graziosa e giovanissima Anna Falchi. Nel secondo, Il crollo della galleria, la figura femminile veniva soltanto evocata nell’attesa dell’incontro. Nel terzo, Il leone in cantina, entrava in scena una bellezza adulta molto avvenente, la famosa signora Vanderberg, creatura del sogno in tutti i sensi perché formosa, con seni prorompenti che si affacciavano ai revers della vestaglia, una folta chioma di capelli ondulati, il viso ammaliante, l’incedere di una dea. Proprio come appaiono ai maschi in tenera età le tentazioni muliebri: procaci, un po’ materne e irraggiungibili. Quando la signora Vanderberg, incurante del malizioso déshabillé mattutino scende in cantina a riempire un secchio di carbone, Paolo Villaggio si precipita giù per le scale col proposito di incrociarla, di rimanere qualche istante solo con lei in preda a una eccitazione confusa. L’attore  è un uomo maturo, con occhiali, baffetti, capelli brizzolati, ma indossa un ridicolo completino da marinaretto, in preda a una repentina regressione all’infanzia. Cerca timidamente di richiamare l’attenzione dell’avvenente straniera sussurrandone il nome con la voce strozzata dall’emozione: “Signora Varderberg, signora Varderberg…”  Ma la sua audacia è immediatamente frustrata, anzi punita, dall’improvvisa apparizione di un leone terrificante che si aggira minaccioso nello scantinato. Il corteggiatore si sente perduto, balbetta sopraffatto dalla paura: “Portiere… portiere…”  E solo in quel momento si accorge che la belva invece di assalirlo sta provando compassione per lui, o forse per se stessa, al punto che grosse lacrime spuntano dai suoi  occhi e iniziano a scendere sul pelo fulvo del muso…

“Ma perché tiene il suo leone in cantina, umiliandolo, degradandolo? – Lo rimprovera benevolmente il terapeuta. –  Suvvia non lo faccia piangere …” Ed esorta il paziente a una maggiore aggressività. Dentro una cornice appoggiata sul ripiano della libreria è ben visibile la fotografia del protagonista bambino; forse a indicare che i complessi psicologici insorgono proprio  nella  prima fase della vita e spesso si annidano nell’inconscio per non abbandonarci più; a dispetto della cultura, dell’esperienza, dell’età, ovverosia degli anni che trascorrono invano, senza riuscire a neutralizzare l’agguato di insidiose turbe personali.

Nel suo stile scherzoso Fellini, tramite gli spot pubblicitari apparentemente innocenti,  sta invitando lo spettatore, proprio ciascuno di noi, singolarmente, a conoscersi  meglio, a recare chiarezza in quelle zone d’ombra che alcune volte, grazie al sogno, riemergono salutari alla luce, e possono essere vantaggiosamente analizzate per raggiungere un maggior equilibrio, una augurabile armonia.

Questi sono gli ultimi film girati da Fellini, i suoi ultimi sogni: il regalo di un artista prodigioso alla soglia del congedo. E se da soli non bastassero ad aiutarci a capire come agisce il nostro inconscio, la mostra di Madrid – un evento di respiro europeo che si afferma come il primo atto delle celebrazioni per il centenario di Federico Fellini attese nel 2020 – mette a disposizione anche una splendida copia anastatica del Libro dei Sogni, che il visitatore può sfogliare a piacimento. Contemplando anche intorno alle pareti, in una suggestiva penombra da limbo pagano, alcuni tra i più fantasiosi disegni erotici tratteggiati dal Maestro, di  amena, sfrenata sensualità. A proposito: qualcuno dei lettori ha mai sentito parlare del “Cazzo postale”? No?! Allora è giunto il momento di rimediare alla lacuna…  potrebbe spalancarsi un insospettato orizzonte!

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