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Naufragio Lampedusa, chiuse le indagini, l’accusa è omissione di soccorso

 

Quattro anni dopo il naufragio del 3 ottobre 2013 di fronte Lampedusa si chiudono le indagini. Sei gli indagati. L’accusa ipotizzata dalla procura di Agrigento è di omissione di soccorso. Indagati i sei uomini che componevano l’equipaggio del peschereccio Aristeus di Mazara dl Vallo. La sola barca che secondo le rilevazioni del sistema satellitare di controllo del mare, era in quelle acque nell’ora del naufragio.

L’indagine si fonda sulle dichiarazioni dei 152 superstiti che fin dall’inizio hanno affermato che una o due barche, quella notte si sono avvicinate mentre erano alla deriva. Una barca blu, diceva khaled bensalem, scafista del barcone poi condannato a diciotto anni di carcere per quella strage, quando lo ho incontrato nel carcere di Agrigento. Una barca blu che corrisponde al profilo dell’Aristeus. Gli uomini dell’equipaggio di quel peschereccio interrogati dal pm Andrea Maggioni e dal procuratore capo Luigi Patronaggio, hanno negato ogni responsabilità. Li hanno intercettati a lungo aspettando che si tradissero da soli. In quei dialoghi, dice una fonte investigativa, c’è la conferma che sapevano di quel barcone ma non sono intervenuti, non hanno soccorso.

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Ma il processo è solo all’inizio. Adesso si attende l’eventuale rinvio a giudizio per iniziare a chiudere la storia giudiziaria della strage che per prima ha mostrato la morte nel mediterraneo. La strage che ha commosso il mondo e che ci ha costretti tutti a guardare quei corpi recuperati uno alla volta nell’arco di dieci lunghissimi giorni.

Sono passati quattro anni, ma sembra un’epoca diversa.Quei corpi rendevano consapevole l’Europa che il Mediterraneo fosse un cimitero. Dopo quel naufragio alla fine del 2013 l’Italia dava vita alla più grande operazione di ricerca e soccorso in mare. Oggi L’Italia affida quelle stesse acque alla guardia costiera libica e condanna i naufraghi a tornare nell’inferno di torture, stupri e uccisioni dal quale hanno cercato di sfuggire.

Al centro dell’inchiesta della procura di Agrigento ci sono quelle lunghissime ore che hanno preceduto l’alba del 3 ottobre. Non c’è riscontro ai ritardi nei soccorsi denunciati da alcuni soccorritori. E non c’è neanche traccia di quella seconda barca descritta dai superstiti con fari rossi e colori che sembravano quelli istituzionali, di una motovedetta.

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