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Riforma dell’editoria: la Camera approvi rapidamente per rilanciare l’Ordine dei giornalisti

 

Nessuno pensi che quando l’iter legislativo sarà concluso qualcosa automaticamente cambi relativamente a quello che è il punto cruciale: l’accesso alla professione. Ma, in una logica di passo dopo passo, il giorno dell’approvazione in Senato, nell’ambito del complessivo intervento sull’editoria, di disposizioni che riguardano l’ordine dei giornalisti è di quelli importanti, perché comincia ad aprire la finestra sul futuro. Non una questione di potere interno alla categoria, come qualcuno ha maldestramente sostenuto durante i lavori parlamentari, ma di corretta rappresentanza, indispensabile per cogliere il comune sentire sul da farsi.

Il Senato ha confermato l’impianto già approvato alla Camera, che recupera e attualizza la legge istitutiva firmata da Guido Gonella, ma ha anche recepito l’esigenza, nel ridurre le attuali dimensioni del Consiglio nazionale, di salvaguardare, come insieme ad altri avevamo sollecitato da questo sito, un numero di componenti (60), tale da rendere possibile una minima rappresentanza regionale.

Il via libera, in seconda lettura, dell’aula del Senato al provvedimento di legge sull’editoria è un passo decisivo verso la riforma dell’Ordine“. Va totalmente e condiviso e sottoscritto quanto ha affermato in una nota la maggioranza dei presidenti degli Ordini regionali dei giornalisti, esprimendo soddisfazione per un risultato atteso da anni. E va rilanciato il loro appello alla Camera, cui il provvedimento ritorna: “Auspichiamo che ora in tempi brevi diventino legge quelle norme che potranno costituire i fondamenti per un rinnovamento di un organismo, oggi pletorico, non più al passo con i tempi.”.

Sullo sfondo un problema, costituito dall’armonizzazione dei provvedimenti. Gli organismi elettivi che stavano per scadere vennero prorogati per legge fino a fine anno. Sarebbe bello poter non ricorrere ad un’ulteriore proroga, ma se sarà inevitabile andrà proposta per tempo per evitare pasticci, onerosi economicamente (costi raddoppiati) e destinati a pesare sulla partecipazione al voto. Se, infatti, diventa legge un provvedimento che, giustamente, nulla cambia sulla rappresentanza regionale, in attesa dei decreti attuativi per le elezioni nazionali, scatterebbe l’obbligo di convocare le assemblee per il rinnovo degli ordini regionali. Un rischio che va scongiurato.

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