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Una Rai illegittima non può essere Servizio pubblico

 

A volte succede, se si superano i limiti della decenza. E così è successo che un ente voluto (giustamente) dal governo Renzi – l’Autorità anticorruzione, Anac) abbia pesantemente censurato l’operato del vertice Rai imposto dallo stesso governo.

Al netto delle arrampicate sugli specchi di quasi tutta la stampa italiana, in quanto filogovernativa e molto interessata a partecipare al banchetto Rai come già si è visto, il giudizio dell’Anac è netto: 11 dirigenti su 21 sono stati assunti irregolarmente e gli altri 10 lo sarebbero stati se solo l’assunzione fosse avvenuta dopo gennaio 2016.

Sarà bene rinfrescarci la memoria e ripensare alla fretta che aveva l’amministratore delegato di chiudere le nomine entro lo scorso Natale……Poi in Rai, in ogni caso, non tutte le ciambelle riescono col buco.
Tornando indietro nel tempo non ritroviamo una situazione analoga, anche in Rai si sono viste epurazioni, assunzioni illegittime, cause perse e riassunzioni imposte dalla magistratura, direttori usciti e rientrati accompagnati dagli avvocati e chi più ne ha più ne metta. Ma 11 dirigenti tutti esterni, che fanno parte del board che gestisce l’azienda ai massimi livelli, dichiarati “illegittimi” da una autorità di garanzia e fra questi uno anche in conflitto di interessi, questo no, non era ancora successo.

Certamente il merito di aver squarciato il velo sulla peggiore dirigenza Rai è stato dell’Usigrai che ha avuto il coraggio di fare l’esposto all’Anac. Ora si tratta di vigilare e di vedere con quali alchimie giuridiche la Rai cercherà di difendersi. Siamo però sicuri, purtroppo, che tutto questo – che è ovviamente un caso di malcostume e ha una pesante valenza politica – sparirà da domani dalle pagine dei giornaloni, da cui peraltro provengono alcuni dei dirigenti coinvolti nel pasticciaccio brutto di Viale Mazzini, né i sindacati interni all’azienda, praticamente scomparsi ad esclusione dell’Usigrai, mobiliteranno i dipendenti per spiegargli che i primi ad essere ingannati e danneggiati sono loro. Perché messi tutti insieme i dirigenti chiamati da fuori senza selezione interna sono alla fine ben 21!
E’ il paradosso dei nostri tempi. Ormai è banale e scontato dire che se lo avesse fatto una Rai berlusconiana Viale Mazzini sarebbe circondata di manifestanti da giorni.

Che succederà, quindi?
L’Autorità guidata da Raffaele Cantone non ha il potere di revocare le nomine fatte. Spetta a chi riceve il parere decidere come usarlo: a Roma è stato proprio il responso dell’Anac sulla procedura illegittima di nomina del capo di gabinetto dell’assessorato al Bilancio a innescare i problemi della giunta Cinque Stelle, ma alla Rai stanno preparando la difesa di sempre: avanti con i legali fino al pronunciamento finale, quando Campo Dall’Orto and friends saranno probabilmente già lontani da Viale Mazzini con le loro congrue liquidazioni e chi resterà in azienda guadagnerà come prima. Nessuno quantificherà i danni di questa gestione sciagurata, alla quale comunque il canone in bolletta garantisce la certezza delle entrate che tutti i precedenti amministratori della Rai non hanno avuto.

Resta, una volta ancora come per tutto in questo paese, la strada della magistratura. Come già si è visto, la possibilità di ottenere il riconoscimento della ragione esiste e dunque bisogna andare avanti su questa strada: Articolo 21 è con sempre maggiore convinzione accanto all’Usigrai e alla FNSI in una battaglia il cui vero scopo è salvare il servizio pubblico radiotelevisivo.

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