Giornalismo sotto attacco in Italia

L’Ucraina e i progressi verso l’adesione all’UE (visti da là)

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È questa la mia quinta volta in Ucraina, negli ultimi tre anni. Sono qui, nuovamente, per una serie di lezioni e cooperazioni nell’ambito di alcuni progetti di ricerca in varie Università ed Istituzioni ucraine: ancora a Chernivtsi, Kharkiv, Kyiv e L’viv. Ondate di droni russi su Kharkiv, anche questa volta, tra la notte del 9 e la mattina del 10 giugno scorsi; poi ancora tra il 10 e l’11.
Ogni volta qui, ho avuto la possibilità di condividere con gli ucraini gli altalenanti sentimenti che in ogni cruciale momento stavano vivendo: la speranza del maggio/giugno 2023, nelle settimane della tentata controffensiva; i timori del febbraio 2024, con il rischio di interruzione degli aiuti statunitensi, con la caduta di Avdiivka e con Kharkiv sotto pesanti bombardamenti mirati; il sollievo del giugno/luglio 2024, con il rifinanziamento degli aiuti USA; fino al “bagno di realismo” dell’aprile 2025, con l’avvio della Presidenza Trump.

Mancavo da più di un anno da qui. Un tempo in cui l’Ucraina ha dimostrato di essere più risoluta nel difendere se stessa, di quanto non sia stato lo stesso Trump nel voler stringere patti con la Federazione russa alle spalle della stessa Ucraina. I dati dell’Institute for the Study of War sono d’altronde chiari. Nei mesi di aprile e maggio 2026 si sono registrate perdite di terreno da parte delle truppe russe. I colpi degli ucraini sulle infrastrutture strategiche nella profondità del territorio russo nonché su bersagli dalla portata fortemente simbolica (da ultimo, San Pietroburgo) stanno lasciando pesantemente il segno in Russia.  però sul piano delle riforme legislative, che l’Ucraina sta mettendo in cantiere nell’ambito del processo di adesione all’UE, che posso portare una testimonianza diretta: la cooperazione accademica che qui sto conducendo con Istituzioni e Università ucraine è proprio in questo campo.
L’Ucraina si è vista riconoscere lo status di Paese candidato all’UE il 23 giugno 2022. Il 25 giugno 2024 si è tenuta la prima Conferenza intergovernativa, che ha dato formalmente avvio ai negoziati di adesione. A settembre 2025 si è concluso positivamente il processo di screening dei vari cluster tematici dell’acquis comunitario. Ci si attende ora che il 16 giugno 2026 il Consiglio Affari generali (caduto peraltro il veto dell’Ungheria) decida in Lussemburgo l’apertura dei negoziati con l’Ucraina sul cluster 1: cioè, sui capitoli “fondamentali” riguardanti la democrazia, la riforma della pubblica amministrazione, il sistema giudiziario, i diritti fondamentali, la lotta contro la corruzione.
È sotto questo cluster che stanno anche le riforme in materia di libertà di espressione, che sto seguendo qui ora: su temi peraltro ben noti nel dibattito politico nel nostro Paese (anche l’Italia è infatti alle prese con l’attuazione del regolamento europeo sulla libertà dei media, l’EMFA, e della c.d. direttiva anti-SLAPPs). Si tratta di temi come la protezione dei giornalisti (con le misure di contrasto alle c.d. SLAPPs, le azioni legali strategiche tese a bloccare la partecipazione pubblica), la salvaguardia del ruolo dei media di servizio pubblico, il pieno ripristino del pluralismo dei media.

Una sfida, specie quest’ultima, enorme per l’Ucraina in termini di contemperamento tra valori costituzionali, in costanza di legge marziale ed a fronte della guerra ibrida condotta dalla Federazione russa attraverso la disinformazione. Non a caso, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha recentemente notato come l’Ucraina abbia dovuto affrontare, sin dal 2014, sfide senza precedenti nella storia del Consiglio d’Europa (decisione Boyarov, 26 marzo 2026, para. 111). Eppure, la “quadra”, per assicurare il rispetto degli standard europei, l’Ucraina la sta trovando.
In un altro settore (estraneo al cluster 1 ma riguardante comunque il sistema dei media), quello riguardante l’attuazione del regolamento europeo sui servizi digitali (DSA), contenente la regolamentazione delle piattaforme online, l’Ucraina si è addirittura detta pronta a fare, da qui al gennaio 2028, più di quanto l’Unione europea stessa si aspetta che essa faccia prima dell’adesione.
Insomma, l’Ucraina sta dimostrando all’UE la piena adesione ai valori del costituzionalismo occidentale liberale. La nobilitate dell’Europa si parrà nel non lasciar cadere questo anelito proveniente da Kyiv.

 

Enrico Albanesi è Professore associato di diritto costituzionale, Università di Genova


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