Sei qui:  / Articoli / Culture / Mastro Titta debutta a Roma (Racconto, IIa parte)

Mastro Titta debutta a Roma (Racconto, IIa parte)

 

Mastro Tita come tutte le persone dello spettacolo, quando deve debuttare in una piazza importante come quella di Roma fa delle prove generali.  Valentano è un paese della Maremma Laziale, dove qualche mese prima di eseguire la prima esecuzione nella Città Eterna, esegui una delle sue prime prove.

Marco Rossi nei primi mesi del 1797  stava in casa con il cugino e lo zio, discutendo della ripartizione di una eredità. I tre iniziarono a litigare poiché la ripartizione proposta e le ragioni dei calcoli non trovavano l’accordo dei tre parenti. La discussione si accese  e il Rossi ad un tratto accecato dall’ira prese una scure e spaccò la testa allo zio, poi fece la stessa operazione nei confronti del cugino e nel compiere questo secondo omicidio fu spruzzato  di sangue sui suoi vestiti.   Il Rossi, smaltita l’ira e pentito della sua azione, si andò a costituire al Capitano del Popolo, che nello Stato Pontificio era l’autorità a cui veniva demandata l’ordine pubblico. Gli fu fatto il processo e condannato a morte per mano di Mastro Titta.

A Valentano si  tramanda ancora il ricordo di questa esecuzione avvenuta al Poggio delle Forche, luogo posto all’inizio del Paese verso la strada per Canino,  deputato per le esecuzioni nei pressi della chiesa di San Rocco a qui tempi pericolante. L’esecuzione detta “decollazione al quarto “ prevedeva che il condannato doveva essere mazzolato e squartato. Per l’assistenza spirituale ai condannati a Valentano esisteva la “Confraternita o Compagnia della Buona Morte”  e anche in questo caso diede la sua opera  .

Per l’esecuzione furono date precise disposizioni che la cronaca  dell’epoca riporta:

Approssimatasi l’ora  fatale per l’esecuzione della Giustizia, che fu verso le ore 15 in 16, entrato il Carnefice (Mastro Titta), e legato il Paziente per essere condotto al patibolo, null’altro si sentiva pronunziar dal medemo che «Gesù mio ajutatemi», e simili esclamazioni. Nell’uscire dalla Conforteria venne bendato, e così si incamminò al Patibolo preceduto dalla numerosa Compagnia con torce gialle fino al luogo della Giustizia, ove giunto adorò il SS. Sacramento esposto già nella contigua Chiesa di S. Rocco, e terminata l’orazione con somma intrepidezza e rassegnazione, chiedendo perdono a Dio, ed agli uomini intervenuti allo spettacolo, disposto sopra il palco il suo corpo nella maniera più acconcia, che le fu possibile per l’esecuzione presso il bel punto della massima conversione…Mastro Titta  il Carnefice eseguì il fatal colpo lasciando tutti quanti funestati dalla terribil vista, altrettanto contenti per la bella fondata speranza d’esser volata quell’anima al Celo».

Mastro Titta ricorda, con emozione, che dopo questa esecuzione, per la prima volta gli fu chiesto di eseguire le sue funzioni a Roma il 7 di agosto del 1797  a Piazza del Popolo. La  richiesta fu da lui considerata un grande onore avendo solo 18 anni.

Per il “Boja de Roma” questo fu un giorno importante poiché, per la prima volta   eseguiva la sua prestazione di carnefice  al cospetto dei più alti prelati, magistrati ecclesiastici, alla presenza di importanti personaggi della Corte Pontificia, ambasciatori, ministri, dame del più alto lignaggio dell’aristocrazia romana. Per Mastro Titta un giorno importante, per tutta la popolazione romana  un avvenimento di spettacolo. In Piazza del Popolo fu eretto un patibolo poiché il condannato doveva morie per impiccagione “Er Boja de Roma” indossa il suo famoso mantello rosso e così ricorda questa sua prima a Roma:

“Il condannato si chiamava Giacomo Dell’Ascensione era costui un pericolosissimo scassatore di botteghe, che dedicandosi a tal pericoloso mestiere, aveva saputo sottrarsi sempre alle indagini della punitiva giustizia e menar vita allegra, gioconda, lietissima. Ma dàlli e dàlli finì col cadere in una trappola tesagli con arte sottilissima. Colto quasi in flagrante, tentò sulle prime di far resistenza, ma poi mise senno, si lasciò arrestare e condurre alle carceri, ove confessò tutti i suoi delitti. Condannato, non voleva saperne di subir la pena. Diceva che i suoi delitti non erano passibili di morte, che la sentenza era un abbominio. E ci volle del bello e del buono per metterlo legato sulla carretta. Mentre stavo per farlo salire sulla scala, mi diede un così terribile spintone che per poco non vacillai. Ma questo tratto villano mi inasprì e senza ulteriori complimenti, passatagli la corda al collo, lo mandai all’altro mondo, dove avrà portate le sue lagnanze contro la giustizia di Roma.”

La letteratura popolare (o storica) offre uno spaccato della vita quotidiana di Roma, al tempo del Papa RE, in particolare come era impartita la giustizia, e come le secuzioni capitali erano  divertimenti, intrattenimenti cruenti a cui tutta la popolazione partecipava.

La prima considerazione è che  i divertimenti a Roma alla fine del settecento non erano diversi da quelli che si svolgevano al  Colosseo, dove i gladiatori si combattevano fino alla morte o dove si svolgevano spettacoli di caccia, rievoczioni di battaglie famose, drammi della mitologia classica greca.

“ Panem et circenses” (pane e giochi del circo) famosa locuzione latina attribuita al poeta latino Giovenale “Panem et circenses” (pane e giochi del circo)  che è una famosa locuzione latina , attribuita al poeta latino Giovenale. Questa frase é sempre attuale dai tempi dall’antica Roma fino ai giorni nostri, dove si vuole sintetizzare con un semplice ed efficace motto, come il popolo, la borghesia e “la plebe”, i cittadini possono essere governati con demagogia.

Le memorie, gli appunti di Mastro Titta raccontano, oltre alle esecuzioni, e ai delitti che si commettevano ai suoi tempi, il modello culturale della popolazione romana, degli anni a cavallo tra il settecento e l’ottocento, come gradiva queste cruente esecuzioni, viste come momenti di intrattenimento collettivo in cui si assisteva come quando si va a teatro per partecipare ad una rappresentazione.

Mastro Titta scriveva questi suoi appunti perché voleva lasciare traccia del suo lavoro che considerava una importante funzione sociale. Le sue annotazioni mostrano a noi uno spaccato di quella società e il suo modello culturale. Il romanzo popolare si fonde nel romanzo storico e ci testimonia con le sue memorie, come sotto il governo del Papa Re, Roma non era molto diversa da tutte quelle altre società essenzialmente contadine che si stavano formando prima della rivoluzione industriale.

Giovanni Battista Bugatti, detto  Mastro Titta ( Senigaglia 6 marzo 1779 – Roma 18 giugno 1869) è molto noto come ER BOIA DE ROMA, celebre esecutore delle sentenze di morte dello stato Pontificio A Roma abitava in via del Campanile 2, nel rione BORGO, sulla riva destra del Tevere, allora dentro la cinta Vaticana. La casa è ancora visibile si trova  in  una traversa di via della Conciliazione. Particolare curioso, quando non esercitava il suo mestiere di Boia de Roma vendeva ombrelli.

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE