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Segreti di Stato, non sappiamo neppure quanti sono

 

Quanti sono, quante volte e’ stao opposto, perche’ e per quanto tempo? Si parla del segreto di stato nel quale ci si imbatte ogni volta che ci si occupa di qualche brutta e inquietante storia di questo paese. Nessuno sa dare risposta a queste domande. Il segreto di stato dovrebbe servire per tutelare gli “interessi supremi da difendere con il segreto di Stato…l’integrità della Repubblica, anche in relazione ad accordi internazionali; la difesa delle Istituzioni poste dalla Costituzione a suo fondamento; l’indipendenza dello Stato rispetto agli altri Stati e le relazioni con essi; la preparazione e la difesa militare dello Stato”; così almeno il decreto del 2008; a utile integrazione possiamo aggiungerequanto poi stabilito dalla Corte Costituzionale l’anno successivo: “…l’individuazione degli atti, dei fatti, delle notizie che possono compromettere la sicurezza dello stato e che devono rimanere segreti costituisce il risultato di una valutazione “ampiamente discrezionale”.
Non v’è dubbio che il segreto di Stato è un qualcosa che ogni paese ha il diritto, e anche il dovere, di opporre in determinate circostanze.Tuttavia e’ innegabile che il segreto di Stato è servito e serve per impedire che si conoscano indicibili verita’, e ormai e’ difficile parlare di servizi e “istituzioni” deviate. Sono tante e tali, le “deviazioni” da essere ormai diventate la regola. Se infatti proviamo a fare un sia pure sommario elenco di segreti stato degli ultimi anni ci rendiamo subito conto che a tutto sono serviti, meno che a difendere gli interessi supremi del Paese, la Costituzione e le sue istituzioni; che la sicurezza dello Stato sia compromessa dalla conoscenza delle dinamiche del cosiddetto ‘golpe bianco’ degli anni ‘70, lo si può lecitamente dubitare: anche a voler proteggere eventuali fonti, sono ormai trascorsi cinquant’anni…Per quel che riguarda la strage alla stazione di Bologna, si sta parlando di 34 anni fa…Insomma, che non ci siano più zone d’ombra coperte dal segreto di Stato dovrebbe essere elementare diritto di tutti noi.
Negli Stati Uniti esiste il Freedom of Information Act (FOIA): una normativa che garantisce un controllo democratico sull’azione amministrativa e di governo nel suo complesso. Approvato nel 1966, consente a tutti i cittadini di richiedere l’accesso a documenti o altro materiale conservato dalle agenzie governative, senza necessità di dimostrare un personale e diretto interess, o anche di fornire alcuna motivazione per la domanda. L’accesso può essere negato nei casi indicati dalla legge, sostanzialmente ristretti a dati particolarmente sensibili sul piano dell’ordine pubblico interno, della sicurezza nazionale e della privacy oppure di natura confidenziale; in questi casi, la decisione è appellabile: attraverso un ricorso amministrativo interno, e nel caso di fronte ad un tribunale. Analoghi Freedom of Information Act sono in vigore in Regno Unito, Svezia, Germania, e in altri paesieuropei.
In Italia, su questo terreno siamo molto in ritardo; al contrario, la cosa andrebbe affermata e inserita nella “categoria” dei diritti umani, e potrebbe contribuire arisvegliare l’anima sfiduciata e rassegnata in cui sembra essere precipitata la democrazia italiana.
Nella passata legislatura, i parlamentari radicali presentarono una interrogazione molto semplice, e breve: “Per sapere in quali casi e in quali date nella storia repubblicana sia stato apposto il segreto di Stato e per quali di questi è tuttora valido”. Interrogazione rimasta inevasa. Si potrebbe partire da qui, ed è una “curiosità” che potrebbe essere soddisfatta dal presidente del Consiglio, o volendo, dal presidente del Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica (Copasir): il sapere in quanti e quali casi il segreto di Stato è stato apposto, e per quale motivo resta, potrebbe essere una buona, utile base di partenza. E potrebbe aiutarci a capire e sciogliere i tanti interrogativi e dubbi opportunamente posti da Marcucci (sempre, beninteso, che non sia proprio questo che si vuole scongiurare e impedire).

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