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Umbria olii: una sentenza amara

 

Giorgio del Papa,titolare della Umbria Olii di Campello sul Clitumno, condannato anche in Appello,a 5 anni e 4 mesi di reclusione, due anni e due mesi in meno rispetto alla sentenza di primo grado. Comunque condannato: ma e’ l’unica notizia che soddisfa i familiari delle 4 vittime sul lavoro,che il 25 novembre 2006, morirono orrendamente nell’esplosione dei silos di quella fabbrica (nella foto), che , a loro insaputa, conteneva olio di sansa che produce il gas esano, pericolosamente esplodente.
Perché’, in realtà’, la sentenza della Corte d’appello di Perugia,cambia profondamente la sentenza di primo grado : innanzitutto perché’ i giudici hanno  assolto Giorgio del Papa per uno dei reati  cardine dell’accusa ed anche della sentenza di primo grado, cioè’ l’omissione dolosa di cautele antinfortunistiche, reato previsto dall’articolo 437 del Codice Penale; quel dolo nell’omicidio  colposo che  caratterizza la responsabilità’ del datore di lavoro che fa correre il rischio ai lavoratori pur sapendo cosa vanno incontro. In questo caso,scriveva il giudice  Alberto Avenoso nella sentenza di primo grado, “se Del Papa avesse effettivamente provveduto a svuotare i serbatoi avremmo a questo punto ragionato non su un disastro di immani proporzioni bensi’ sul semplice danneggiamento meccanico di un silos”. Nel senso che Il titolare della Umbria Olii,sapendo che i silos contenevano olio di sansa e non olio d’oliva, sapeva che quel tipo di olio conteneva nei silos anche gas esano, pericolosissimo perche’ esplodente. E nulla, per il giudice di primo grado, aveva fatto Del Papa per avvisare gli operai e quindi indurli a non usare la fiamma ossidrica per il lavoro che dovevano fare. Tanto piu’ grave come  responsabilita’ perché’  dovuta al mancato svuotamento preliminare dei silos per risparmiare denaro e tempo.
Ebbene,i giudici d’appello hanno ribaltato questa tesi. E di conseguenza ,per spiegare come sia potuto succedere quel disastro, hanno dovuto e voluto addossare una parte di responsabilità’ al titolare della ditta di manutenzione intervenuta , Maurizio Manili, morto anche lui quel giorno di 7 anni fa mentre lavorava ai silos della Umbria Olii, insieme ai suoi operai Giuseppe Coletti,Vladimir Todhe e Tullio Mottini. La sentenza d’Appello addossa infatti un terzo delle responsabilità’ penali a Maurizio Manili; errore fatale? “Ma come e’ possibile?”  ha detto l’avvocato Dino Parroni,legale della famiglia Manili; “se come detto da testimoni e perizie, Manili era titolare di una ditta tra le piu’ esperte   del settore,avrebbe forse acceso quella fiamma ossidrica pur sapendo che saltava in aria? Ora dovremo leggere bene questa sentenza, perché in Assise era in realtà’ emerso che chiarezza che Manili non poteva sapere che in quei silos c’era olio di sansa e quindi quel gas, semplicemente perché’ gli era stato detto. Mica voleva saltare per aria…!” .
Ed infatti in primo grado il giudice Avenoso aveva scritto:”I componenti della ditta Manili specializzati nella costruzione di silos e in carpenteria metallica,ed il gruista in particolare,non potevano avere cognizione specifiche in tema di interazione tra il surriscaldamento del metallo del serbatoio,per effetto di una sua eventuale torsione o di uno strappo,e l’olio sansa grezza contenuto al suo interno ai fini del raggiungimento delle temperature dell’autoaccensione. E d’altra parte a prescindere dalla cognizione degli operai se Del Papa avesse provveduto a svuotare i serbatoi…” Come dire che, comunque era Del Papa a dover provvedere alla sicurezza di chi lavorava ai suoi silos , mettendo in sicurezza i contenitori di olio. Da qui quella condanna in primo grado senza attenuanti.
Anche per la condotta processuale del titolare della Umbria Olii che aveva fatto di tutto per non essere processato, usando tutte le armi possibili,” al confine del diritto”, come detto in aula a Spoleto dal pubblico ministero, ricusando giudici e perizie, ostacolando per mesi l’apertura del processo, arrivando a chiedere lui, Del Papa, un risarcimento di 35 milioni e 316.456 Euro alle famiglie delle vittime, “per i danni subiti”scriveva l’ex amministratore dell’azienda,”a seguito dell’evento per cui e’ fatto e colpa in via esclusiva dell’impresa Manili Maurizio e suoi dipendenti”. Una richiesta incredibile!
Eppure dopo questa la sentenza d’appello che addossa un terzo delle responsabilità’ al povero Manili, la sua famiglia si trova nella difficile e tragica situazione di chi ,piangendo ancora la morte del congiunto, potrebbe anche dover risarcire per un terzo le famiglie delle altre vittime, in sede civile . O addirittura dover battagliare con lo stesso Del Papa per il risarcimento di un terzo di quei 35 milioni chiesti alle vittime, cioe’ per quasi 12 milioni di Euro!! Oltre alla perdita del loro congiunto, la famiglia Manili si troverebbe cosi’ a dover affrontare la beffa di dover pagare  chi ha ,comunque, la responsabilita’ ( perlomeno di due terzi,come stabilito dall’Appello) della morte del loro congiunto.
Un paradosso incredibile . Sempre che non intervenga la Cassazione.

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