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La mafia non aspetta

 

La Commissione Parlamentare antimafia ha finalmente un Presidente, Rosy Bindi, un vice presidente, Claudio Fava, di indubbio livello, sia morale che di conoscenza, oltre ad un vicepresidente di nuova “esperienza” come Luigi Gaetti, medico e deputato mantovano che potrà contribuire alla conoscenza delle infiltrazioni mafiose al Nord Italia. Di Claudio Fava,per la sua grande esperienza di battaglie contro “cosa nostra”, per l’eredità del padre,Pippo Fava, ucciso dalla mafia per le sue battaglie dal giornale “I Siciliani”, c’è poco da aggiungere. Claudio Fava è una garanzia di impegno e conoscenza.

Poco invece si è detto, al di là delle polemiche politiche di questi giorni, di Rosy Bindi: pochi hanno ricordato la sua intransigente battaglia contro la P2 e le lobby massoniche sino alla sua posizione ferma e intransigente, sul conflitto di interessi e in occasione della battaglia delle donne contro il berlusconismo imperante negli anni scorsi. Per questo oggetto di dileggio ed offese da parte di deputati e senatori del centro-destra, Berlusconi compreso, addirittura in diretta televisiva. Forse la conoscenza del fenomeno mafioso , approfondita e curata, le potrà oggi mancare, anche se la sua elezione avvenuta in Calabria può averle fatto capire la dimensione delle mafie agguerrite, soprattutto tra la locride e Gioia Tauro: ma certo il suo spessore morale e la sua integrità etico-politica possono essere una valida garanzia di gestione corretta ed approfondita della Commissione antimafia.

Ma l’operatività della Commissione stessa non è ancora garantita. C’è il rischio che pesi sul suo lavoro, l’assenza, in fase di elezione, dell’intero centro-destra che ha aperto una “guerra” politica e personale contro l’elezione di Rosy Bindi e minaccia di disertare tutte le riunioni di una Commissione così delicata ed importante. Con il rischio che questo “Aventino” sino a fine legislatura impedisca l’attività di una Commissione che ha urgente bisogno di svolgere il suo ruolo istituzionale.

La commissione antimafia nasce quindi con un percorso difficile da affrontare, anche se il Presidente Rosi Bindi ha subito posto come primo obiettivo quello di ricucire uno strappo che potrebbe minare l’operatività e la credibilità del lavoro futuro. Che invece deve essere rapidamente avviato per recuperare il tempo perso in questi 6 mesi di vuoto, mentre le mafie non sono state certo ad aspettare.

Un Paese come l`Italia non può fare a meno della commissione Antimafia e i sei mesi di ritardo della sua operatività, sono già stati uno stallo inaccettabile. Segno di una sottovalutazione politica del fenomeno ed anche di una difficoltà a comprendere quale è la reale situazione di penetrazione delle mafie nell`economia, nel controllo del territorio che ormai sta superando quella che Sciascia aveva identificato come «la linea della palma», cioè l`espansione da Sud verso il Nord Italia delle varie forme di organizzazione mafiosa. Ormai quella «linea» è salita al punto da raggiungere e superare i confini nazionali.

Basti pensare alla recente maxi-operazione dell`Europol, della Dirczione nazionale antimafia e dei Ros dei carabinieri che a Pescara ha scoperto un vasto commercio di stupefacenti sull`asse balcanico. O le recenti confische di beni mafiosi o frutto di corruzione, sulla base di una legge che ha bisogno di essere veramente operativa.

Per non parlare dell’arresto a luglio in Colombia di quel personaggio chiamato «l`Escobar della `ndrangheta», Roberto Pannunzi, che ogni mese, secondo le indagini delle polizie internazionali, faceva arrivare dal Sud America in Europa due tonnellate di cocaina pura, coprendo le città di coca per milioni e milioni di euro. Soldi ampiamente riciclati m Italia, dalla Calabria alle piazze finanziarie del Nord Italia sino alle Borse di tutto il mondo, invadendo di soldi sporchi la finanza pulita, laddove si centrifuga tutto in «lavatrici» che fanno ricomparire potenti flussi di denaro in una economia stressata ed in crisi. Tutto questo pericoloso flusso di affari e soldi sporchi corrompe alle radia le società, rischia di cambiarne la cultura, la politica, le regole di convivenza civile E sono le istituzioni l`unico baluardo diffuso che possono e devono sminare il terreno da queste bombe sporche e conflittuali:da sole le forze di polizia e la magistratura non possono farcela, perché per battere le mafie ci vuole una vera cultura della: investimenti economici per sviluppare l`economia pulita, la scuola e la cultura. E’ la politica che con le sue scelte, può e deve combattere le illegalità e diffondere la legalità, con l`aiuto di chi deve arrestare i criminali e fermare i traffici con le indagini e le inchieste. È il ruolo ed il compito del governo e del parlamento .

Per questo la Commissione Antimafia, dopo sei mesi di inerzia, deve cominciare a funzionare a pieno ritmo; perché ,dopo questo periodo di assenza, un eventuale “stallo” politico non diventi un ulteriore segnale di assenza dello Stato; che, a sua volta, diventerebbe un pessimo segnale di irresponsabilità politica mandato al Paese. Denoterebbe una sottovalutazione politica che non aiuta chi ogni giorno si batte per la legalità e contro la corruzione, l`usura, le intimidazioni del racket, rischiando di isolare chi ha costruito, ad esempio, cooperative di lavoro e servizi sociali nei beni confiscati ai mafiosi e ritornati alla collettività.

Un esempio lampante ci arriva in questi giorni dalla cosiddetta«terra dei Fuochi» dove i cittadini hanno ritrovato la forza di tornare in strada per chiedere le bonifiche dai rifiuti velenosi e cancerogeni sotterrati dalla camorra. Ma da quella terra arrivano anche le segnalazioni preoccupate di amministrazioni comunali e Procure che vedono i camorristi, quegli stessi che hanno guadagnato milioni di euro con il veleno chimico sotterrando i rifiuti tossici, interessati oggi ad entrare nel business delle bonifiche. Quale occasione e necessità migliore da parte di una commissione parlamentare Antimafia per agire subito ed avviare una seria indagine che blocchi questi tentativi di lucrare sulla pelle delle persone che oltre ai morti per cancro, rischiano di subire la beffa di bonifiche assegnate a camorristi, per di più inadeguati ad una vera e definitiva pulizia di quelle terre?

Ed allora , con gli auguri di buon lavoro alla presidente Bindi ed ai due vice presidenti, in attesa che il PdL ricomponga la frattura che si è determinata e riprenda a frequentare l’aula della Commissione antimafia, l’auspicio è che si faccia funzionare a pieno questa fondamentale commissione in nome della legalità richiesta da milioni di italiani.

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