Simonetta Sciandivasci, collega della Stampa, amica della domenica e penna caustica e irriverente del giornalismo e della cultura italiana, analizza insieme a noi la polemica fra Michele Mari e Teresa Ciabatti relativa alla memoria di Michela Murgia, con annesse polemiche ed eccessi di conformismo. Si sofferma poi sul ruolo della cultura e dell’arte nel mondo contemporaneo, sul femminismo, sugli italiani e le italiane di seconda generazione, sulla cultura woke e sulle reazioni che ha generato, sulla sfida lanciata dal generale Vannacci (che ebbe modo di intervistare per “La Stampa” poco dopo l’uscita de “Il mondo al contrario”) e su come affrontarlo senza portargli altri consensi, sulle richieste di lettrici e lettori e sul bisogno di partecipazione e impegno civile che sempre più sale dal grembo della società, a cominciare dai più giovani. Ne viene fuori un’intervista attuale, profonda, a tutto tondo, senza tralasciare nulla e senza infingimenti. Sono le riflessioni di un’intellettuale che non si nasconde dietro le parole e non ne ha paura, virtù rara al giorno d’oggi, mentre si avvicina la cerimonia del prossimo 8 luglio in Campidoglio, quando conosceremo il nome del vincitore o della vincitrice dello Strega e potremo interrogarci seriamente su come sia cambiato, nel corso dei decenni, il premio più noto e dibattuto della letteratura italiana, con i suoi pregi, i suoi difetti, i suoi vizi, le sue virtù e il suo essere lo specchio di un certo mondo col quale, pur essendo contiguo al nostro, non sempre siamo in sintonia.
