Giornalismo sotto attacco in Italia

Pertini: “Il fascismo non è un’opinione, è un crimine”

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Caro Presidente, caro Sandro. 
Sei nato a Stella, tra le colline boscose della provincia di Savona, e proprio da lì ti sto scrivendo col pensiero. Ti immagino come nei disegni di Pazienza, con la pipa tra i denti, le sopracciglia aggrottate e quell’aria di chi non ha tempo da perdere con i furbi, ma ha tutta la pazienza del mondo per gli onesti. Sai, l’altro giorno a Stella è successo un fatto. Un fatto che forse definiresti una “macchietta”, se non fosse maledettamente grave. C’era una grigliata, di quelle normali, con la carne sul fuoco e il vino nei bicchieri. Solo che a un certo punto, tra il fumo della brace, un uomo ha alzato il braccio teso. Il saluto fascista, Sandro. E quell’uomo non era un nostalgico qualunque nascosto in cantina, era il vicesindaco. Un ufficiale di quella Repubblica nata dalla Resistenza. Della tua Repubblica.
Ho fatto girare quel video in rete, Sandro. È diventato virale e quell’uomo si è dovuto dimettere. Ma resta l’amaro in bocca. Ho pensato subito a te, a quando dicevi: “Il fascismo non è un’opinione, è un crimine.”
Chissà cosa avresti fatto vedendo quel video. Ti immagino sbattere il pugno sul tavolo, far saltare il tabacco dalla pipa e gridare con la tua voce ferma, ligure e tagliente: “Ma come si permette questo qui? Lo sa quanto è costata la Libertà?”. Tu che hai conosciuto le celle di Ponza e Ventotene, tu che hai visto i tuoi compagni cadere per darci il diritto di votare e persino il diritto di fare una grigliata in libertà, chissà cosa diresti. Perché oggi il pericolo non ha il volto truce della dittatura, a volte ha la faccia distratta e ridente di chi banalizza il male assoluto tra un brindisi e l’altro. Se fossi qui, sono sicuro che dopo aver fumato nervoso per qualche minuto, ci guarderesti negli occhi, con lo sguardo di quel Presidente partigiano che non faceva sconti a nessuno.
Ecco, Sandro. Noi l’esempio proviamo a difenderlo, anche partendo da un video online, anche partendo da Stella. Perché la tua terra non merita di essere accostata a quel braccio teso. Merita la tua schiena dritta.

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