Emfa, la grande incompiuta

Livio Berruti e quelle olimpiadi della rinascita italiana

0 0

Ho avuto un sobbalzo come molti miei coetanei, alla notizia della morte di Livio Berruti. Eh si, perché in quel pomeriggio di settembre del 1960, quando a Roma tirava ancora il ponentino, allo stadio Olimpico c’ero anch’io.

Per una bambina di 10 anni resta l’immagine di un sogno che ha il fisico snello di un giovane con gli occhiali che taglia il traguardo mentre tutti si alzano in piedi e applaudono, e non si vede più niente.

Quelle Olimpiadi restano un evento storico per l’Italia, uscita appena da 15 anni dalla devastazione della guerra e della dittatura fascista, un evento che diede una forte accelerazione alla rinascita e al famoso boom economico.  Esserci stati da bambini, agli albori della vita, è uno dei ricordi fondamentali di quella generazione fortunata nata fra la fine della guerra e la metà degli anni 50. Olimpiadi che cambiarono il mondo, definizione di Dav id  Maraniss del Washington Post. Quei giochi ribaltarono la vecchia concezione dello sport, cominciando a renderlo più egualitario, più democratico e aperto a tutti. I primi giochi in cui si svolsero le par olimpiadi. I primi giochi in diretta TV. E che, per inciso, cambiarono Roma. Il simbolo di quella XVII Olimpiade per noi italiani è stata Livio Berruti.

Un atleta tenace come il suo carattere piemontese, schivo, elegante, che arrivò inaspettatamente primo nella finale dei 200 metri, primo atleta europeo a vincere una gara di velocità alle Olimpiadi, e primo italiano naturalmente.

Berruti aveva 21 anni, studiava chimica, era timido. Nel villaggio olimpico, costruito al Flaminio, vicino agli stadi, a quel tempo non esistevano controlli, qualche poliziotto sparso, ma per il resto gli atleti passeggiavano fra folle di ragazzini che chiedevano autografi e distintivi, facendone poi scambi come con gli album di figurine e mangiando il cornetto gelato appena messo sul mercato. Berruti lo si incontrava spesso, anche dopo la vittoria che lo consacrò all’immortalità sportiva. I giornalisti lo fotografarono al villaggio con Wilma Rudolph, straordinaria velocista americana, e si parlò di una storia d’amore, forse inesistente. Negli anni successivi è rimasto un esempio di sportività, di serietà, di semplicità, ha lavorato tutta vita, non si è mai rappresentato come una leggenda, nessuna pubblicità, rarissime apparizioni in TV. Il Coni per la vittoria olimpica gli diede 800mila lire e la Fiat gli regalò una 500. Altri tempi. Migliori.


Iscriviti alla Newsletter di Articolo21

Articolo21
Panoramica privacy

Questo sito Web utilizza i cookie in modo che possiamo fornirti la migliore esperienza utente possibile. Le informazioni sui cookie sono memorizzate nel tuo browser ed eseguono funzioni come riconoscerti quando ritorni sul nostro sito Web e aiutare il nostro team a capire quali sezioni del sito Web trovi più interessanti e utili.

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.