Si scatenano, sovrapponendosi, i commenti sulle ultime sprezzanti dichiarazioni di Donald Trump, secondo cui la presidente del consiglio italiana, Giorgia Meloni, lo avrebbe «implorato di fare una foto» con lui, suscitandogli «pena».
In questa sede non intendiamo svolgere ulteriori considerazioni sull’ennesimo episodio che ha messo in subbuglio la nostra diplomazia, indotto il capo dello stato Mattarella a una telefonata di solidarietà per un episodio grave ma significativo, che sarebbe profondamente errato attribuire alla pur evidente volubilità e imprevedibilità del leader della più grande potenza occidentale.
Il punto è un altro e riguarda la totale, cinica, metodica, opera di disunire l’Occidente, a favore di nuovi scenari in cui gli stati vengono regolarmente bypassati dal dominio della finanza, dell’economia e, in caso di necessità, delle tecnologie e delle armi, senza alcun vincolo giuridico, né tantomeno morale.
In altri termini «l’unità dell’Occidente», a cui Giorgia Meloni e altri leader europei dicono di volersi aggrappare, diventa una mera utopia di fronte ai poteri autenticamente forti e occulti. Di controcanto, il sovranismo, che auspica il primato di patrie ormai solo disegnate sulla carta, appare un concetto ossimorico a cominciare dal momento in cui gli stessi sovranisti entrano in lizza tra loro assecondando la logica della «ragione del più forte». L’esito è ineludibile: se si è sovranisti fino in fondo si è contrari all’unità dell’Europa e, soprattutto, dell’Occidente, ora realizzabile, al limite, solo attraverso la sottomissione ai capricci algoritmici delle intelligenze artificiali di potentati che trascendono ogni idea di stato, di nazione, di diritto.
Possiamo, certo, irridere il multilateralismo, ostacolare ogni idea di federazione europea, favorendo magari il riarmo per singola nazione, tracciare tutti i confini che i Vannacci e i Furedi ci suggeriscono, educare i nostri giovani maturandi a rialzare muri e barriere di ogni genere, purché si sappia almeno, che queste frontiere varranno per i paria, i diseredati e, non illudiamoci, anche per i lacchè, i vassalli e i servi, mentre per i veri potenti i confini resteranno imposti solo dai limiti della loro forza e delle disponibilità energetiche ed economiche di cui potranno disporre o, per usare il loro gergo, su cui potranno mettere le mani.
