L’efficacia delle politiche di accoglienza si misura nella capacità di costruire percorsi che mettano al centro la persona, riconoscendone bisogni, fragilità e potenzialità: è questo l’assunto del Ventunesimo rapporto dell’Osservatorio sulle migrazioni a Roma e nel aa cura del Centro Studi e Ricerche Idos e dell’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”.
A Roma, due esperienze nate dalla collaborazione tra istituzioni pubbliche, servizi sociali, sistema sanitario e terzo settore rappresentano esempi virtuosi di un approccio integrato all’inclusione: il Centro Accoglienza Fragilità Socio-Sanitarie (Cafss) e il Safe Space per i minori stranieri non accompagnati. Pur rivolgendosi a destinatari diversi, entrambi i servizi condividono una medesima visione: trasformare una fase di estrema vulnerabilità in un’opportunità di cura, accompagnamento e costruzione di un progetto di vita.
Il Cafss, attivo dal 2022 presso l’Azienda ospedaliera San Giovanni-Addolorata grazie a un accordo con il Dipartimento Politiche Sociali e Salute di Roma Capitale, nasce per rispondere a un bisogno spesso invisibile: garantire continuità assistenziale alle persone senza dimora e ai cittadini stranieri dimessi dall’ospedale che, pur avendo concluso il percorso clinico, non dispongono delle condizioni necessarie per affrontare la convalescenza o proseguire le cure.
La struttura, inserita all’interno del presidio ospedaliero ma organizzata come un centro di accoglienza, dispone di dieci posti letto e offre un’assistenza continuativa attraverso un’équipe composta da operatori sociosanitari, personale educativo e servizi sociali. La presa in carico è costruita su progetti individualizzati che integrano cure mediche, supporto amministrativo, orientamento ai servizi e accompagnamento verso soluzioni abitative e assistenziali stabili. Per molti ospiti, spesso privi di documenti o di una rete familiare, il Centro rappresenta non solo un luogo di guarigione fisica, ma anche l’occasione per ricostruire relazioni, recuperare diritti e riavviare un percorso di autonomia.
Un analogo approccio caratterizza il Safe Space, attivato nel 2023 come prima esperienza italiana di centro dedicato alla primissima accoglienza dei minori stranieri non accompagnati. Realizzato nell’ambito del progetto Fami CapaCe grazie alla collaborazione tra Prefettura di Roma, Roma Capitale, Croce Rossa Italiana e Programma Integra, il servizio risponde all’esigenza di garantire una presa in carico immediata dei ragazzi rintracciati sul territorio, evitando permanenze prolungate nei commissariati in attesa di una collocazione.
Il Safe Space è molto più di un luogo di transito. È uno spazio protetto nel quale adolescenti che hanno affrontato il viaggio migratorio in condizioni di estrema solitudine possono trovare ascolto, orientamento e un’équipe multidisciplinare composta da educatori, assistenti sociali, psicologi e mediatori linguistico-culturali. In un contesto in cui la maggiore età coincide spesso con il rischio di uscire dai circuiti di protezione, il servizio accompagna i giovani nella costruzione di un percorso di inclusione fondato sulla continuità educativa, sul rafforzamento delle competenze e sulla valorizzazione delle loro risorse personali.
I risultati confermano l’efficacia di questo modello. Tra marzo 2023 e settembre 2024 il Safe Space ha accolto oltre mille minori stranieri non accompagnati, favorendone il rapido inserimento nelle strutture di accoglienza e riducendo sensibilmente i tempi di attesa. Analogamente, il Cafss ha dimostrato come una presa in carico integrata possa limitare i ricoveri impropri, assicurare la continuità terapeutica e migliorare le condizioni di vita delle persone più fragili.
Queste esperienze evidenziano come l’innovazione sociale nasca dalla capacità di fare rete tra istituzioni, sistema sanitario e terzo settore, superando una logica emergenziale per costruire percorsi personalizzati di tutela e inclusione. Roma offre così due modelli replicabili anche in altri contesti territoriali, nei quali l’accoglienza non si esaurisce nella risposta a un bisogno immediato, ma diventa uno strumento di promozione della dignità, dell’autonomia e della piena partecipazione sociale delle persone migranti e delle fasce più vulnerabili della popolazione.
foto di Fellipe Ditadi
