Il mondo sta riscrivendo i propri equilibri. Le dittature, le autocrazie sono in crescita. Alcune democrazie storiche stanno compiendo una torsione verso democrazie illiberali.
Gli attori sono quelli noti: gli Stati Uniti, la Russia, la Cina, alcuni Paesi arabi.
In questa ridisegno la grande assente è l’Europa: il peso degli interessi nazionali, dei sovranismi, sta schiacciando il sogno di una Europa unita, custode di standard di diritti e libertà.
A questo si aggiungono gli equilibri – o equilibrismi – che reggono le istituzioni continentali.
È così che anche preziose leggi e direttive per difendere la democrazie europee rimangono lettera morta.
Domani 8 agosto compie 1 anno l’entrata in vigore dell’European Media Freedom Act: un regolamento prezioso per innalzare l’autonomia e l’indipendenza dell’informazione e la sicurezza dei giornalisti.
Ma qui l’Europa si gioca tanto della propria credibilità: o è in grado di ottenere la piena attuazione in tutti i Paesi o il suo ruolo nello scacchiere mondiale è destinato a essere sempre più irrilevante.
L’Italia è lontanissima dagli standard imposti dall’Emfa. La Rai Servizio Pubblico è ormai ente di governo. Su sicurezza e fonti siamo il Paese dove 3 giornalisti sono stati spiati con Paragon e nessuno dice da chi e perché.
L’Europa che fa? Impone il suo peso o accetta finte riforme come quelle che il Parlamento sta per approvare sulla Rai?
A leggere la Relazione della Commissione europea sullo stato di diritto sembra che l’Ue abbia scelto di svolgere un burocratico ruolo notarile, senza alcuna ambizione democratica, di guida politica, di campione di diritti e libertà nello scacchiere mondiale.
Il tempo delle attese è finito: o l’Europa interviene sull’Italia imponendo l’immediato e reale adeguamento dell’Italia al Media Freedom Act e alla Direttiva contro le querele bavaglio, o firmerà la propria sconfitta contro i sovranismi.
Ecco perché il mondo democratico oggi ha il dovere di essere europeista. Ecco perché serve una grande mobilitazione per chiedere alle istituzioni europee di operare il sogno di Ventotene.
Per pretendere che l’Italia non tradisca la propria storia trasformandosi da Paese fondatore dell’Unione europea a Paese affondatore.
