Anche quest’anno, alla tradizionale cerimonia del Ventaglio con l’associazione della stampa parlamentare, il Presidente della Repubblica Mattarella ha parlato con precisa determinazione dei problemi dell’informazione. Si è ripetuto, perché già lo scorso anno aveva toccato in una parte significativa del discorso un argomento chiave per la democrazia ben definito dall’articolo21 della Costituzione.
Nel 2025 il riferimento alle disposizioni dell’European Media Freedom Act toccava una scadenza prossima ventura, ovvero l’imminente entrata in vigore -l’8 agosto- dell’articolo 5 dell’Emfa dedicato all’autonomia e all’indipendenza dei media di servizio pubblico. Ma quest’anno il Presidente ha voluto stigmatizzare con una certa asprezza la vicinanza della data agostana che segnerà il primo anno di vigenza senza applicazione di una fondamentale normativa di Bruxelles. E il dato ancor più inquietante è che attorno ad una vicenda così scandalosa sia calato un silenzio tombale.
Ci si sarebbe aspettato un atto di critica operativa da parte di un po’ di parlamentari europei, visto che la questione riguarda innanzitutto l’assemblea di Strasburgo e la miserevole fine della Commissione presieduta da Ursula von der Leyen. Dalla sede preposta, infatti, sono state inviate solo lettere fotocopia di mera richiesta di aggiornamento, con una procedura di infrazione rivolta all’Ungheria, e con un richiamo a Slovacchia e Croazia. E su questo un’iniziativa degli eurodeputati sarebbe stata utile, pure a sostegno degli esposti arrivati a suo tempo dall’Italia di Articolo5 e Articolo21.
Evidentemente, però, l’attuale geopolitica di Bruxelles ha così a cuore il sostegno del governo amico di Giorgia Meloni da far finta di non sapere e di non vedere. Eppure, la rassegna degli schiaffi all’Emfa che arrivano da Roma è assai vasta: dall’incredibile richiamo del ministro Giorgetti ad ottenere un peso ulteriore per il governo (che non dovrebbe proprio starci) nel consiglio di amministrazione, alla spavalda difesa di ufficio del testo della maggioranza fatta variamente da Maurizio Gasparri e via dicendo.
Tra l’altro, è prevista forse la riunione della competente commissione del Senato che dovrebbe discutere degli emendamenti portati all’articolato dai relatori di maggioranza e dei subemendamenti delle opposizioni.
Finora l’unico elemento davvero importante è il carattere unitario del lavoro delle opposizioni, con un campo più largo del campo largo, essendoci anche la firma di Azione. Le forze di opposizione hanno avuto la capacità, inoltre, di confrontarsi con il mondo associativo, da Articolo21, a MoveOn a Rete NoBavaglio.
Ora servirebbe un salto di qualità, con un’iniziativa autorevole presa dai gruppi dirigenti del fronte progressista, dicendo la verità: o il testo proposto viene cambiato sostanzialmente, introducendo nelle scelte delicate e sensibili maggioranze qualificate tese ad evitare che il governo esca dalla porta e rientri dalla finestra con i voti senza quorum; o l’Italia si prenda un inevitabile cartellino rosso, peraltro costoso per le già fragili casse dello Stato.
Insomma, che sia un agosto caldo non solo per le sgradevoli condizioni meteorologiche. Con un invito a chi decide: ci si occupi di televisione e magari si salti per un po’ la presenza nell’ossessiva strisciata quotidiana dei talk. I talk nuocciono alla salute politica e allungano le fila di coloro che non vanno a votare.
È auspicabile che prevalga il rispetto verso Sergio Mattarella, che si sforza enormemente nel tutelare l’immagine compromessa dell’Italia e nel difendere direttive o regolamenti che rappresentano il lato positivo della costruzione europea.
Il thriller dura poche ore: accadrà qualcosa da qui a sabato 8 agosto?
È bene ricordare, infine, che l’Emfa tocca svariati punti da tempo in vigore: dalla salvaguardia delle fonti giornalistiche, alla piaga dei conflitti di interesse, al divieto di spiare i telefoni dei cronisti. Si legga l’articolato: è chiaro ed asciutto.
PS: continua il rude maccartismo nella Rai. Ma chi ha paura ora di Geppi Cucciari, peraltro bravissima?
