8 agosto a Pavana (Sambuca Pistoiese) si sono svolti i funerali, in forma privata, di Francesco Guccini, il 9 agosto, a 20 chilometri di distanza, a Pianaccio (Lizzano in Belvedere) si ricorda Enzo Biagi nel giorno della nascita.
Come ogni anno Articolo 21 ricorda il compleanno del grande giornalista e partigiano della brigata Giustizia e Libertà, nato il 9 agosto 1920, questa volta in modo speciale, mettendo insieme Biagi e Guccini con un’intervista che il grande giornalista gli fece in tv. Sono certo che farebbe piacere ad entrambi per la stima e l’affetto che l’uno provava per l’altro. Partiamo dal ricordo che Francesco fece di Enzo a dieci anni dalla scomparsa.
Guccini: “Enzo è stato un personaggio democratico con delle idee che mi trovavano d’accordo, mi trovavano sullo stesso piano, perché essere montanari ci univa. Potrei dire la stessa cosa di un personaggio che aveva il suo stesso carattere, mio padre, che è sempre stato un montanaro come Enzo Biagi e in buona parte come me”.
Biagi incontrò Guccini per parlare del Festival di Sanremo, della canzone con il cantautore che mai vi partecipò.
Biagi: “Il Festival di Sanremo cominciò come Festival della canzone, poi dalla canzone si passò al cantante, ora c’è la tendenza ad imporre il personaggio: lo chiamano look. A me pare che per certi aspetti ricordi di più il circo. Buonasera Guccini credo che noi siamo parenti: tutti e due veniamo dall’Appenino Tosco-Emiliano, io da Pianaccio, lei di Pavana, credo che siamo anche lontani parenti, una mia nonna si chiamava Carolina Guccini. Io penso che lei sia il congiunto riuscito”.
Guccini: “Perché?”
Biagi: “Dal successo e da tutto. Da cosa nascono le sue canzoni?”
Guccini: “Le canzoni possono nascere da tante cose, ad esempio da fatti che possono essere di cronaca o di quotidianità, oppure da esperienze personali, da sensazioni, qualunque cosa che valga la pena di essere raccontata.
Biagi: “Le canzoni servono a qualcosa?”
Guccini: “Sì, le canzoni sono la colonna sonora dell’umanità da centinaia di anni, non siamo stati noi ad inventare i cantautori o la canzone d’autore di un certo tipo, è un fatto addirittura tribale, naturalmente in termini molto differenti da quelli di oggi, vuol dire che le canzoni servono a qualche cosa se non altro a raccontare le proprie storie”.
Biagi: “Che cosa si può dire con una canzone?”
Guccini: “Con una canzone si possono innanzitutto ricordare gli avvenimenti in modo che questi rimangano, una specie di cronaca riaffermata, oppure si possono suggerire delle cose, non dare dei messaggi, perché chi dà messaggi ha il sospetto di avere la verità, cosa che è difficilissimo”.
Biagi: “Oppure di fare il postino.”
Guccini: “Appunto, invece semplicemente per raccontare il proprio punto di vista sulla realtà, dire come si pensa su un certo argomento o su una certa persona.”
Biagi: “Perché non è mai andato a Sanremo?”
Guccini: “Perché di canzoni ce ne possono essere di tutti tipi e di tutti i colori, il genere di canzoni che faccio io non si presta. Direi che è un fatto reciproco: io non voglio Sanremo e Sanremo non vuole me, sono due mondi abbastanza diversi o due sistemi di comunicazione molto diversi”.
Biagi: “Di tutte le canzoni presentate a Sanremo: da Grazie dei fior, venendo giù, giù ce né una che lei sceglierebbe, che adotterebbe?”
Guccini: “Forse diverse, perché se anche non è la canzone del genere che posso fare io è sempre un fatto di costume, può rimanere. Io canto ancora con divertimento Grazie dei fiori, posso cantare anche Vola colomba vola, moltissime le conosco, ero un ragazzino quando queste canzoni venivano ascoltate in casa dietro ad una monumentale Radio Marelli, ricordo benissimo, poi si passò ad ascoltarle alla televisione del bar sotto casa, sono fatti di costume, episodi che bene o male rimangono nella vita della gente, di una nazione”.
Biagi: “Che cos’è la canzone per l’italiano?”
Guccini: “Qui si corre il rischio di essere un po’ banali. La canzone è sempre stata strombazzata come parte integrante della vita degli italiani, non vorrei che fosse più fumo che arrosto”.
