Giornalismo sotto attacco in Italia

Emfa, Italia lontana da tutti gli obiettivi

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L’8 agosto 2025 entrava in vigore l’European Media Freedom Act, il regolamento europeo nato per rafforzare il pluralismo dell’informazione, proteggere i giornalisti e garantire l’indipendenza dei media di servizio pubblico.

Come rappresentante del Gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D) nel gruppo di implementazione del Parlamento europeo incaricato di seguire l’attuazione dell’European Media Freedom Act, abbiamo potuto constatare come molti Stati membri non abbiano ancora adeguato i propri ordinamenti al regolamento europeo. L’Italia è tra questi.

Dodici mesi dopo, il nostro Paese è ancora lontano da quegli obiettivi.

Non è soltanto la Commissione europea a segnalarlo. Anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricordato che l’European Media Freedom Act è pienamente in vigore e direttamente applicabile dall’8 agosto 2025, definendo «difficilmente comprensibile» il ritardo dell’Italia nell’adeguarsi alla nuova normativa europea. Il Capo dello Stato ha inoltre richiamato la necessità di garantire l’indipendenza del servizio pubblico e di superare la paralisi della governance della Rai.

Il quadro europeo conferma che l’attuazione dell’European Media Freedom Act è ormai entrata nella sua fase operativa. Lo scorso dicembre la Commissione europea ha inviato un primo pacchetto di interventi agli Stati membri: ventitré lettere amministrative, una procedura “EU Pilot” nei confronti della Slovacchia e una lettera di costituzione in mora nei confronti dell’Ungheria, con l’avvio della procedura d’infrazione. Le risposte dei governi sono state esaminate e la Commissione si prepara ora a un nuovo pacchetto di iniziative.

La situazione nei diversi Paesi è differenziata. Finlandia, Svezia e Danimarca risultano già sostanzialmente conformi al regolamento. Altri Stati stanno completando il percorso di adeguamento. Altri ancora hanno compiuto passi avanti ma presentano ancora criticità significative. Vi sono infine Paesi, tra cui l’Italia, nei quali sono necessarie riforme più profonde.

Per quanto riguarda il nostro Paese, il dialogo con la Commissione europea resta aperto e le criticità del sistema dei media italiani continuano a essere richiamate anche nelle relazioni annuali sullo Stato di diritto.

La Commissione europea ha già inviato una prima lettera di richiamo al governo italiano per il mancato adeguamento della governance della Rai ai principi dell’European Media Freedom Act. Il governo ha risposto, ma Bruxelles ha ritenuto quelle spiegazioni insufficienti e ha inviato una nuova comunicazione. Il messaggio è inequivocabile: non basta una riforma di facciata, una semplice operazione di cosmesi. Servono cambiamenti profondi.

Anche sulla riforma della Rai la posizione europea è chiara: il testo oggi in discussione al Senato può rappresentare soltanto un punto di partenza. L’obiettivo non è una modifica formale della normativa, ma un reale rafforzamento dell’indipendenza del servizio pubblico attraverso ulteriori emendamenti e una revisione sostanziale della governance.

L’Europa non chiede di riscrivere qualche articolo o di modificare qualche procedura. Chiede una riforma sostanziale che garantisca davvero l’indipendenza del servizio pubblico dalla politica, attraverso procedure trasparenti, criteri di merito e una governance sottratta al controllo della maggioranza di turno.

Da oltre un anno la maggioranza tiene di fatto bloccata in Senato la discussione sui progetti di legge e sugli emendamenti depositati per adeguare la governance della Rai all’European Media Freedom Act. Anche nelle ultime settimane, e fino a oggi, l’ordine del giorno dell’Ottava Commissione del Senato non è stato rispettato e l’esame delle proposte è stato rinviato ancora una volta, senza alcuna spiegazione.

Questo immobilismo prolunga un’anomalia democratica. Significa mantenere in vita un sistema che continua a consentire il controllo politico della Rai, alimentando quella che i cittadini conoscono ormai come “TeleMeloni”. Significa privare il Paese di un servizio pubblico realmente autonomo, proprio mentre l’Europa chiede il contrario.

La Rai non appartiene al governo di turno. Appartiene ai cittadini che la finanziano attraverso il canone. Il servizio pubblico è uno dei pilastri della democrazia, perché garantisce un’informazione libera, pluralista e indipendente. Senza questa autonomia si indebolisce uno degli strumenti fondamentali per la formazione dell’opinione pubblica.

A un anno dall’entrata in vigore dell’European Media Freedom Act, il governo dovrebbe cogliere questa occasione per realizzare una vera riforma, non per consolidare il proprio controllo sulla governance della televisione pubblica. Una riforma che cambia tutto perché nulla cambi non metterebbe l’Italia al riparo dalle contestazioni europee e rappresenterebbe un’occasione perduta per rafforzare la libertà dell’informazione nel nostro Paese.

È passato un anno dall’entrata in vigore dell’European Media Freedom Act, un regolamento già pienamente vigente e direttamente applicabile nel nostro ordinamento. Eppure la maggioranza, paralizzata dai propri veti incrociati, non è stata capace di portare avanti una riforma coerente con i principi europei. L’unico risultato raggiunto prima della pausa estiva è stata la presentazione di emendamenti che sembrano rispondere più agli equilibri interni della maggioranza che alle richieste dell’Unione europea. Se quel testo dovesse essere approvato senza profonde modifiche, difficilmente soddisferebbe gli standard richiesti dall’European Media Freedom Act e rischierebbe di esporre l’Italia a ulteriori iniziative da parte della Commissione europea.

Alla ripresa dei lavori parlamentari ci aspettiamo un cambio di rotta. La riforma deve essere costruita insieme alle opposizioni e nel pieno rispetto dei principi dell’European Media Freedom Act. Se invece la maggioranza sceglierà di procedere da sola, senza correggere un impianto incompatibile con gli standard europei, prenderemo definitivamente le distanze da quel percorso.

Se la maggioranza dovesse scegliere questa strada, non potrà poi chiedere alle opposizioni di contribuire alla ricostituzione della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai. Senza una riforma della governance coerente con l’European Media Freedom Act verrebbero meno le condizioni politiche per quella collaborazione istituzionale.

Le parole del Presidente della Repubblica indicano con chiarezza la strada: dare piena attuazione all’European Media Freedom Act, assicurare l’indipendenza del servizio pubblico e restituire alla Rai una governance all’altezza degli standard europei.

Non è una questione tecnica, né uno scontro tra maggioranza e opposizione. È una scelta che riguarda la qualità della nostra democrazia, il diritto dei cittadini a un’informazione libera e la credibilità dell’Italia in Europa.


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