Emfa, la grande incompiuta

La sinistra di Scalfaro

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È incredibile come larga parte della classe dirigente di oggi ignori la storia politica delle persone e le  regole istituzionali.
Le parole dell’on.Bignami su Scalfaro, eletto presidente della Repubblica dalla sinistra – ricordiamo che la sua elezione il 25 maggio 1992 fu una vera e propria risposta del Parlamento all’assassinio mafioso di Giovanni Falcone, la moglie e tre uomini di scorta -sembrano quasi accusarlo di essere un pericoloso comunista. Sembra non sapere l’on. Bignami che Scalfaro – cattolico osservante – fu sempre vicino alle correnti di destra della Democrazia Cristiana, in particolare a quella di Mario Scelba, “centrismo popolare” e che si oppose con decisione all’apertura del centrosinistra ai socialisti.
Ma ancora più incredibile è l’accusa di aver liberato trecento mafiosi. A prescindere che i trecento mafiosi non furono affatto liberati ma non gli fu prorogato il regime del 41bis e passarono al regime carcerario ordinario,ma la decisione fu del ministro della Giustizia,Conso,che rivendico’ sempre quella scelta anche perché il presidente della Repubblica non avrebbe avuto alcun potere d’intervento.
E’ vero che una gran parte della destra arriva ad accusare Scalfaro di golpe perché – caduto il governo Berlusconi nel dicembre 1994,dopo l’uscita della Lega dalla maggioranza  – non sciolse le Camere come chiedeva il presidente del consiglio. Ma anche in questo caso si tratta di conoscere le persone e le istituzioni.L’Italia è una repubblica parlamentare,quindi il massimo potere legislativo risiede nelle Camere.Se le Camere sono in grado di varare un governo- cole allora quello di Lamberto Dini – spetta soltanto a loro di poter decidere e il Capo dello Stato non può e non deve piegarsi alla volontà di un singolo ma riconoscere le prerogative del Parlamento.E se c’è stato un uomo,un politico che ha fatto del riconoscimento di questo potere un principio della propria vita questo è stato Oscar Luigi Scalfaro.
La sera che fu designato dalla DC come presidente della Camera io seguivo la discussione del partito per il Gr2.Mentre scendeva le scalette dei gruppi parlamentari ripete’ più volte una sola frase:”Il mio partito mi ha fatto questo onore, questo grandissimo onore”.Le istituzioni innanzitutto:un impegno che gli derivava anche dal suo essere magistrato,un incarico sempre rivendicato con orgoglio.
A questo proposito sono in grado di rivelare un episodio personale che racconto anche nel mio ultimo libro, “Rai sia benedetta la lottizzazione”.
Fui ricevuto al Quirinale con i miei colleghe dell’esecutivo quando ero segretario dell’Usigrai. Appena arrivati il segretario generale,il mitico Gifuni,si avvicinò a Scalfaro dicendo:” Il presidente Berlusconi verrebbe domani mattina”.Laconica risposta:”Dica al presidente del consiglio che è il presidente della Repubblica che convoca”.
Poi si dedicò a noi raccontandoci i suoi incontri con Berlusconi:”Lui si presenta con le decine di fogli delle sue indagini demoscopiche a spiegarmi che tutto va bene.Ma non è così che si governa un Paese.Le decisioni vanno prese guardando al futuro,a ogni strato della società,alle conseguenze che ogni decisione genera”.
Dovevamo rimanere con lui 15 minuti e rimanemmo più di un’ora,naturalmente soltanto ascoltando, con grande nervosismo dei colleghi dell’Ansa e dell’ Agi che ci aspettavano fuori per avere qualche indiscrezione.
Un senso altissimo delle istituzioni già emerso il 3 novembre 1993 con il famoso “Non ci sto”.Allora Scalfaro era stato accusato dall’ ex direttore del Sisde, Riccardo Malpica di un uso scorretto di fondi dei servizi segreti.Era il periodo della peggiore tangentopoli e il presidente decise di andare in Tv a reti unificate, interrompendo a sorpresa i programmi della sera,per tenere un discorso durissimo,accomunando quell’attacco a quelli della mafia diretti a distruggere lo Stato.Un vero e proprio gioco al massacro contro le massime istituzioni.Le sue parole rimasero per anni come un marchio di fabbrica della tenuta democratica del Paese.
Ridurre tutto questo a polemica politica risulta francamente sconfortante.


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