Emfa, la grande incompiuta

La Repubblica Islamica minaccia i media e i giornalisti iraniani all’estero

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Con una nuova legge approvata dal parlamento della Repubblica Islamica lo scorso 16 agosto con la pretesa di impedire l’ingerenza straniera, concedere interviste ai media stranieri o di lingua farsi che operano all’estero, diventa un reato che potrebbe essere punito con fino a sei anni di reclusione. Anche possedere un accesso satellitare come per esempio Starlink , diventa un reato e in questo caso il trasgressore potrebbe essere anche condannato a morte, in quanto l’accusa potrebbe essere anche quella di collaborazione con uno “Stato nemico”.

Abolfazl Shekari, portavoce delle Forze Armate della Repubblica Islamica ha dichiarato di recente che “i mezzi di comunicazione ostili al regime e i giornalisti iraniani all’estero che si oppongono al regime devono essere inseriti nell’elenco degli obiettivi militari.” In parole povere devono essere colpiti ed eliminati.

La legge approvato dal parlamento prevede anche il sequestro di tutti i beni mobili e immobili dei giornalisti iraniani ostili al regime. Ovviamente dopo l’approvazione di questa legge, sono aumentate le pressioni sui familiari di molti giornalisti iraniani impegnati nei media stranieri o quelli in lingua farsi che operano all’estero. In alcuni casi per far maggior pressione sui giornalisti, alcuni loro familiari sono stati anche arrestati per qualche giorno.

Alcuni governi europei, dove risiedono molti dei giornalisti iraniani, come la Gran Bretagna, la Repubblica Ceca, e la Germania, hanno preso molto seriamente queste minacce. Il rappresentante diplomatico iraniano a Praga è stato convocato dal Ministero degli Esteri della Repubblica Ceca. In questa città opera Radio Frada, l’emittente più ascoltata in lingua farsi.

Il governo britannico da poco ha rivelato che 15 tentativi di eliminare giornalista iraniani residenti in questo paese, o di compiere attentati contro le sedi degli emittenti in lingua farsi basati a Londra, come Iran International e BBC Farsi, sono stati scoperti e neutralizzati. Anche il governo tedesco ha preso dei provvedimenti in tutela dei nomi noti del giornalismo iraniano residenti in questo paese. Lo stesso ha fatto il governo finlandese. La Francia, l’Italia e alcuni altri paesi europei hanno ignorato completamente queste minacce.

La situazione dei giornalisti all’interno del paese non è migliore. Marzieh Ebrahimi Shamsabadi, una blogger molto attiva nei social media è stata arrestata e accusata di spionaggio per aver postato la foto di un palazzo distrutto in seguito ai bombardamenti israeliani. Rischia la pena di morte. La fotografa Yalda Moayeri è stata condannata a 15 anni di reclusione per alcuni scatti realizzati a Teheran dopo i bombardamenti israeliani del giugno dell’anno scorso. Yalda Moyaieri è una fotografa che per anni ha documentato le lotte delle donne iraniane per i loro diritti, esponendo i suoi lavori anche all’estero. Majid Saidi, l’altro nome noto di fotogiornalismo iranianom che ha esposto i suoi lavori realizzati in Afghanistan anche a Firenze, è  stato arrestato due settimane fa e i familiari da allora non hanno sue notizie e nemmeno conoscono chi e per quale ragione lo ha arrestato e dove è attualmente detenuto.

Sono almeno dieci i giornalisti che attualmente si trovano nelle carceri delle Repubblica Islamica. La Repubblica Islamica si trova al settimo posto nell’ultimo elenco pubblica da Reporters sans frontières sui paesi dove i giornalisti vengono incarcerati per l’esercizio della loro professione.


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