Dopo un mese esatto di detenzione, Domenico Centrone e Leonarda “Dina” Alberizia sono liberi. L’annuncio è arrivato in serata, martedì 23 giugno, dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani: «Sono felice di poter annunciare la liberazione di Domenico Centrone e Leonarda Alberizia, i due attivisti italiani della Flotilla, che erano detenuti da un mese in Libia». Con loro è stato affidato al console italiano a Bengasi, Filippo Andrea Colombo, anche Matias Alvarez Rodriguez, cittadino uruguaiano con passaporto italiano, «che abbiamo seguito e assistito in questi giorni», ha precisato il titolare della Farnesina, ringraziando «il personale della Farnesina e la nostra intelligence per l’ottimo lavoro» svolto «in coordinamento tra il ministero degli Esteri e Palazzo Chigi».
I tre dovrebbero lasciare Bengasi alla volta di Tunisi, dove faranno tappa all’ambasciata italiana, per poi rientrare in Italia nelle prossime ore. Sullo stesso volo per Tunisi viaggerebbe anche il tunisino Ashraf Khoja, mentre la giornalista spagnola Alicia Arnesto Núñez dovrebbe tornare nel suo paese passando dalla Turchia.
Centrone e Alberizia facevano parte della Global Sumud Land Convoy, la missione di terra partita il 15 maggio — “Giorno della Nakba”, con oltre 200 partecipanti da più di 25 paesi, 7 ambulanze, 20 case mobili e 10 camion di aiuti umanitari destinati a Gaza attraverso il valico di Rafah. A fine maggio il convoglio, accampato da giorni nei pressi di Sirte, fu sgomberato con la forza dalle milizie del generale Khalifa Haftar, che controlla la Libia orientale: secondo le testimonianze degli attivisti, l’intervento avvenne con militari a volto coperto e gas, e si concluse con diversi feriti, tra cui un giovane rimasto privo di sensi con un presunto trauma cranico.
Dieci attivisti, tra cui i due italiani, vennero fermati il 24 maggio con l’accusa di “ingresso illegale” per aver attraversato il confine tra la Libia occidentale e quella orientale, riconosciuta solo quest’ultima territorio sotto il controllo di Haftar e non dalla comunità internazionale, senza l’autorizzazione di Bengasi. Da quel momento la loro detenzione è stata più volte prolungata senza motivazioni chiare, mentre un’udienza che doveva decidere sulla loro espulsione era stata rinviata senza preavviso. Gli attivisti, conosciuti dall’organizzazione come i “Sirte 10”, avevano denunciato maltrattamenti psicologici, lunghi interrogatori e il diniego di assistenza medica e legale, e per giorni avevano portato avanti uno sciopero della fame.
Domenico Centrone, 33 anni di Molfetta (Bari), insegna cinema all’Università di Bari e compirà 34 anni il prossimo 24 giugno. Leonarda “Dina” Alberizia, 67 anni, originaria della provincia di Foggia, è un’insegnante in pensione residente in provincia di Asti, in Piemonte. Per la sua liberazione si erano mobilitati anche il sindaco di Torino Stefano Lo Russo e il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, oltre a numerosi appelli pubblici.
«Confermo, ho appena avuto la chiamata dal ministro Tajani, mi ha detto che sono in viaggio per Tunisi, dormiranno all’ambasciata italiana. Sono liberi. Questo è l’importante», ha raccontato all’Adnkronos Giuseppe, fratello di Dina Alberizia, comunicando la notizia ai familiari.
Maria Elena Delia, portavoce italiana della Flotilla, ha commentato a caldo: «Da 30 giorni aspettavamo questo momento, siamo felicissimi», aggiungendo: «Per noi è un momento molto importante perché domani sarebbe stato un mese esatto della detenzione in Libia scattata il 24 maggio, non vediamo l’ora di poterli riabbracciare; ci sarà poi il tempo dell’analisi di quello che è accaduto». L’organizzazione ha voluto ringraziare anche chi, in queste settimane, non ha smesso di tenere alta l’attenzione sul caso: «Ringraziamo tutte le parti impegnate per la soluzione della vicenda, ma soprattutto le persone della società civile che fino a ieri erano in presidio e non hanno mai smesso di chiedere la liberazione dei nostri 10 compagni».
Dai banchi parlamentari, Marco Grimaldi e Alice Ravinale (Avs) hanno parlato di un giorno di sollievo ma non di chiusura della partita: «Oggi siamo felici, ma questo non ci farà abbassare la guardia».
Resta da chiarire la sorte degli altri membri del gruppo dei “Sirte 10” e i termini esatti della trattativa diplomatica che ha portato al rilascio: come ha osservato chi segue da settimane la vicenda, è ancora presto per sapere come siano andate davvero le trattative tra Roma e le autorità della Libia orientale
