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La giornata somala all’ambasciata inglese a Roma

 

Nei giorni scorsi l’Ambasciata inglese a Roma ha dedicato un seminario alla Somalia della post transizione. A sottolineare l’importanza dell’evento erano presenti per l’Italia due ex Ministri degli esteri del calibro di Massimo D’Alema e Franco Frattini, sebbene la politica italiana stesse vivendo momenti formidabili per la formazione del nuovo governo. Il Ministro Terzi è mancato all’ultimo momento, impegnato nella cerimonia di insediamento di Papa Francesco. Presente pure il Senatore Alfredo Mantica, ex Sottosegretario agli esteri con delega per l’Africa.
L’evento è stato voluto dall’Ambasciatore a Roma Christopher Prentice nell’ambito di un’intensa attività sui grandi temi della politica estera e dei diritti umani che la Gran Bretagna sta promuovendo quale Presidente di turno del G8. Appena il 20 febbraio scorso la stessa Ambasciata inglese a Roma aveva promosso  un incontro internazionale contro la violenza sessuale sulle donne come arma di guerra ed un video-denuncia di UNHCR in argomento è stato riproposto durante la manifestazione pro Somalia. L’Ambasciatore Prentice ha salutato gli ospiti ricordando le radici profonde che legano tanto l’Italia che il Regno Unito alla Somalia sottolineandone l’importanza in un contesto in cui il governo somalo chiede il sostengo della comunità internazionale per ricostruire il paese devastato dal conflitto.

Nonostante le significativa svolte dell’ultimo anno, in cui Al Shabab ha perso diverse aree del territorio e un governo federale si è insediato a Mogadiscio – ha proseguito l’Ambasciatore Prentice – Al Shabab continua minacciare la sicurezza in Somalia sicché è importante che la comunità internazionale sostenga le priorità che il Presidente Hassan Muhamud ha indicato in sicurezza, giustizia, lotta alla corruzione, ripristino dell’economia e dei servizi dell’istruzione e della sanità. L’Ambasciatore Prentice ha quindi ringraziato per la presenza il Segretario generale del Ministero Affari Esteri somalo, Mohamed Sharif Mohamud.

D’Alema si è detto favorevole all’unità territoriale della Somalia ed ha affermato che la Somalia unita non è una minaccia per i vicini invitando il Somaliland (la regione somala di lingua ed influenza inglese) a rinunciare alla pretesa dell’autonomia sollecitando l’Inghilterra a premere per questo risultato. D’Alema ha anche messo in guardia i paesi vicini, soprattutto il Kenya, dalla tentazione di approfittare del periodo di debolezza della Somalia. Ha raccomandato di evitare accordi di natura energetica con i clan strizzando l’occhio ai regionalismi ed ha auspicato che questi accordi si raggiungano con l’autorità centrale. Infine ha auspicato che questa legislatura si concluda aprendo la strada al suffragio universale.

Dal canto suo l’ex Ministro Franco Frattini, attuale candidato dell’Europa per la NATO, ha ricordato che l’instabilità è un problema dell’intero Corno d’Africa superabile solo col dialogo (rivolgendosi anche all’Eritrea) e che la pirateria non si può combattere solo dall’esterno. Bisogna rinforzare la sicurezza interna della Somalia – ha affermato – per poi garantirne i confini. L’ex Sottosegretario Mantica ha sottolineato la necessità di aiutare il parlamento somalo ad apprendere tutte le regole della democrazia invitando il Parlamento italiano ad assumere un ruolo guida perché non ci sono solo problemi di sicurezza ed economici, ma anche di cultura democratica.

Il seminario ha permesso alla comunità internazionale di prendere confidenza con le nuove istituzioni della Somalia che insistono a porre l’ordine pubblico come il primo degli obiettivi. Per questo la Somalia ha già ottenuto dalle Nazioni Unite l’interruzione parziale, per un anno, dell’embargo delle armi. Mogadiscio non potrà acquistare armi a lunga gittata, ma potrà acquistarne per le sue truppe impegnate ancora contro i fondamentalisti di Al Shabab.

D’altra parte la Somalia ha appena avuto dall’ONU un importante riconoscimento per i progressi nella tutela dei diritti umani. Il Presidente Sheikh Hassan Mohamud ha recentemente chiesto l’ingresso della Somalia nella Commissione dei Diritti Umani delle Nazioni Unite ed ha assunto un solenne impegno soprattutto a favore di donne e bambini che hanno sofferto molto per la guerra. Le parole del Presidente Mohamud sono estremamente importanti dato che la Somalia è ai primi posti nel mondo per l’impunità delle violazioni di diritti umani ma effettivamente qualcosa si sta muovendo, come testimonia la recente assoluzione a Mogadiscio di una donna che aveva accusato un gruppo di poliziotti di averla stuprata e del giornalista che aveva diffuso la notizia sui media.

I convegnisti di Roma, infine, si sono dati appuntamento a Londra dove il prossimo 7 maggio si terrà la seconda conferenza sulla Somalia assieme alle Autorità somale. Si parlerà soprattutto del cambio della struttura delle Nazioni Unite che adotteranno un nuovo modello per unificare, sotto un’unica agenzia controllata dai paesi donatori e dalla stessa Somalia, la gestione degli aiuti attualmente frammentati tra varie agenzie ONU.

Questo progetto di concentrazione degli aiuti ONU sembra convergere sull’analoga decisione di USAID, l’agenzia americana per lo sviluppo sociale ed economico internazionale lanciata dal Presidente Kennedy, di abbandonare il Dual track (doppio binario) degli aiuti in Somalia – cioè il sostegno alle autonomie regionali ed allo Stato centrale – per privilegiare il Somal One Track Policy, cioè la concentrazione sullo Stato centrale di tutti gli aiuti.

* Fondatrice dell’Associazione Migrare – www.migrare.eu

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