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Italia immobile

 

Per chi, come chi scrive, ha dovuto rompere- dopo più di vent’anni – i rapporti di collaborazione con un editore di saggistica abbastanza buono come Laterza per poter pubblicare nel 2010 una Storia del Berlusconismo in Italia, poi edita da Baldini Castoldi Dalai con il titolo di Populismo autoritario,non c’è da stupirsi, di fronte all’esito “non risolutivo” e quindi negativo delle consultazioni di Pier Luigi Bersani e la possibilità-ormai tutt’altro che remota- di andare a un debole governo istituzionale, condannato a scrivere( se tutto va bene) una frettolosa legge elettorale e a portare gli italiani alle elezioni tra l’estate e il primo autunno 2013.

Esito disastroso di una brevissima legislatura (la diciassettesima)  che ha condotto di fatto a risultati molto negativi: l’unico partito, almeno in parte, democratico che vince, con voti intorno al trenta per cento, le elezioni con pochissimo scarto alla Camera e lì incassa il premio in modo da ottenere la maggioranza, senza pealtro ottenerla al Senato.
Ma, dopo lunghe consultazioni,non ha più alleati certi su cui contare, visto che il despota Grillo non vuol neppure sentire parlare di alleanza e il PDl chiede addirittura di mandare Gianni Letta al Quirinale per poter sostenere l’esecutivo di Bersani.  Quanto ai seguaci dell’attuale presidente del Consiglio Mario Monti, non intendono allearsi con il segretario del Partito Democratico, se non a condizioni abbastanza onerose per il governo da formare.
C’è da stupirsi allora se si può dire- senza tema di esser smentiti- che ancora una volta ha vinto l’Italia populista che, nel ’94 ha decretato la vittoria dell’uomo di Arcore e che ancora oggi-con la complicità di Bossi e Maroni-continua a tenere in scacco le forze più progressive della penisola formate dai democratici e dalla Sel, alleate nel centro-sinistra.
Ma c’è da chiedersi perchè questa vittoria si ripeta, malgrado i danni notevoli e riconosciuti da tanti che il populismo berlusconiano ha prodotto al paese sul piano politico,culturale e anche economico e civile, visto che siamo l’unico paese europeo che concluderà quest’anno i suoi sforzi economici registrando il segno meno per quanto attiene al prodotto industriale lordo e rischiando di non raggiungere neppure l’anno prossimo risultati positivi a differenza della Germania,della Gran Bretagna e della Francia, per non parlare degli Stati Uniti che- pure avendo il deficit monetario maggiore dell’intero Occidente-si avvia verso risultati di bilancio in modo incomparabile migliori rispetto ai nostri così come sono previsti nelle ultime stime internazionali.
Se le cose stanno così,la diagnosi non è difficile ma ha difficoltà ad ottenere nè una tribuna televisiva riservata ai clown,ad alcuni giornalisti ben selezionati o ai politici dei vari schieramenti politici nè quella giornalistica, stretta intorno ai partiti e alle proprietà editoriali dei giornali.
La diremo perciò pur sapendo che appare,-in un momento difficile come quello attuale-piuttosto scomoda e sgradita a chi nel nostro paese continua a mantenere il peso maggiore.
Vero è che ormai siamo diventati una democrazia senza partiti perchè in tutti i partiti contano soltanto i leader e i loro ristretti comitati elettorali ed è difficile- se non impossibile-parlare di un dibattito democratico che trovi le sedi e i tempi necessari per svolgersi.
Inoltre la vita sociale e politica-lo sappiamo bene- è gravemente inquinata dalla presenza troppo forte di associazioni mafiose e più o meno segrete presenti in tutta la penisola e che contano quanto le strutture visibili con cui abbiamo a che fare.
In una simile situazione,pensare che si possano svolgere elezioni del tutto libere quando i media si rifanno a poteri forti e spesso occulti e che si possano raggiungere risultati elettorali chiari, se non cambiano le leggi elettorali, e non si consente al numero più alto dei cittadini di esprimere la propria opinione è piuttosto difficile e illusorio.
C’è il rischio,piuttosto, che in questi anni si è più volte riprodotto, che la selezione della classe politica ripeta all’infinito gli stessi risultati e che si producano risultati incapaci di selezionare classi dirigenti degne di questo nome.
In poche parole che l’Italia resti immobile o che giri eternamente intorno a sè stessa, senza produrre nè cambiamenti nè progressi.
Ma tutto questo fa correre rischi non piccoli a una democrazia moderna -come appare chiaro oggi di fronte agli strani risultati del 24-25 febbraio scorso e ai primi esiti delle consultazioni per il governo nazionale.

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