Giornalismo sotto attacco in Italia

Interni


La democrazie mafiose contro le lady di ferro

Le Democrazie mafiose sono partitocratiche, e viceversa. In una sola riga, Panfilo Gentile, socialista poi liberale ribelle, che aveva abbandonato la cattedra di filosofia del diritto per fare l’editorialista politico del “Corriere della sera”, appiccicava due aggettivi infamanti alla democrazia repubblicana nata nel 1945-46: partitocratica e mafiosa. A quarant’anni dal saggio, edito da Ponte alle Grazie, l’assalto a Rosi Bindi da parte del partito del 60 a 0 nei collegi elettorali della Sicilia

Ustica, la Cassazione: fu depistaggio. Daria Bonfietti: “ora fuori i nomi dei responsabili”

“Ci sono voluti dieci anni, dieci anni di bugie, dieci anni di perché senza risposta. Perché chi sapeva è stato zitto? Perché chi poteva scoprire non si è mosso? Perché questa verità era così inconfessabile da richiedere il silenzio, l’omertà, l’occultamento delle prove?” Così il protagonista del film “Il muro di gomma” inizia la dettatura del suo pezzo al Corriere della Sera, con la voce rotta da lacrime di rabbia e amarezza per le menzogne, gli insabbiamenti, l’occultamento delle prove. In realtà di anni ce ne sono voluti trentatre e mancano ancora parecchi tasselli per comporre il mosaico della strage di Ustica, per conoscere i responsabili

Stefano Cucchi, morto quattro anni fa mentre era nelle mani dello Stato

Stefano Cucchi è un “morto di fame”, ha scritto la giustizia nella sentenza di primo grado. E’ morto quattro anni fa mentre era nelle mani dello Stato, in consegna allo Stato dopo aver commesso un reato: possesso di 21 grammi di hashish e farmaci antiepilettici. Stefano Cucchi è stato riconsegnato ai familiari senza vita una settimana dopo l’arresto e il ricovero all’ospedale Sandro Pertini di Roma. I parenti sono stati informati del decesso attraverso la notifica della richiesta di autopsia. Lividi, fratture e ferite al volto, alle gambe, all’addome e al torace non sono stati considerati come cause di morte

Per Lea, per Denise

Lea Garofalo,” testimone di verità” riposa ora nel cimitero monumentale di Milano, tra i grandi personaggi di questa città illustre, dopo un funerale degno di una persona come lei, semplice, ma coraggiosa, capace di ribellarsi alla tradizione mafiosa della sua famiglia e della famiglia del marito, uccisa perché’ si era ribellata, in nome del futuro, suo e della figlia Denise, al destino ed alle azioni criminali della ‘ndrangheta. Una persona che si fidava di regole non scritte

Camere e riforme, il nodo non risolto

Napolitano ha ripetuto le sue idee sulle riforme costituzionali e sociali ai neocavalieri del lavoro: che sono, se non tentati di frodare il fisco o trasferire le aziende all’estero, parte della parte migliore del paese. Dunque, una platea ricettiva delle idee sul bene pubblico, più di tanta parte della classe dirigente, parlamentare o non. Idee che si concentrano, si fa per dire, nel: 1) dare alla nostra Italia (basta con la buffonata semantica di “questo paese”) istituzioni più coerenti con una democrazia industriale (votare solo la domenica

“#Lampedusa”, il tweet del Papa, dopo il secondo tragico naufragio nel giro di una sola settimana

Dopo la processione in piazza San Pietro e il momento di preghiera con Papa Francesco vissuto assieme a oltre 100.000 fedeli, la statua originale della Madonna di Fatima sabato sera viene portata per la prima volta al Santuario romano del Divino Amore. Una notte “bianca” di preghiera. “Un evento storico” lo definisce il rettore del Santuario don Fernando Altieri, “Maria ci precede nella peregrinazione della fede, è bello vederla in testa al corteo dei pellegrini, gente semplice e umile”. E così la

Articolo21
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